Per la rubrica Recensioni – nata da un’idea di Claudio Conte, detenuto a Catanzaro- una recensione, da parte dello stesso Claudio, di “Tu come tutto quello che tocchi” di Clara Nubile.

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Su “Tu come tutto quello che tocchi” di Clara Nubile – Ed. Bompiani

di Claudio Conte

Un libro vero, sì. E’ quello che s’intuisce dalla forza espressiva dei fatti narrati da Clara Nubile, una scrittrice esordiente, nata in Puglia e vissuta in India, ma ritornata a raccontare, con una travolgente vena poetica, gli echi di una realtà che hanno attraversato la sua terra, illuminata da uno splendido sole come quello che bacia la fertile campagna salentina.

E’ una storia di “mafia” raccontata con lessico  medio, come si conviene a una vicenda che si dipana nei sobborghi, periferie di una città come Brindisi, schiacciata tra  “l’azzurrare” del mar e i “fumi chimici” prodotti nella zona industriale, che come “serpenti velenosi” strisciano il cielo.

Una vicenda nella quale le dinamiche criminali s’intrecciano con quelle sentimentali, familiari di esili esistenze nate monche, come farfalle incapaci di volare… che la natura ha già condannato.

Interessante la scelta di più narratori, tanti quanti sono i personaggi coinvolti nella vicenda. Una nota deve segnalarsi a questo proposito, la carenza di adeguati “registri” per ognuno dei personaggi fatti intervenire. Omogeneizzati nell’inevitabile “monostile” linguistico dell’autrice.

La struttura polinarratoriale ha inoltre permesso di evitare una presa di posizione morale del narratore, affidandola a quella variegata di ogni personaggio intervenuto. Riflettendo, in tal modo, un relativismo etico-culturale, un pensiero debole… in perfetta armonia con quello che impera nella società di oggi.

Un impegno che però non può essere eluso da un’autrice che ha delle idee e voglia farle conoscere. Non può, infatti, ignorarsi e giustificarsi l’opportunismo radicale… l’assenza totale di valori, finanche di quelli espressi da sub-culture abbondantemente stigmatizzate di cui sono intrise le pagine del libro.

Così come non può tacersi su alcuni passi del racconto, di forte impatto emotivo, che però (essendo reali) rievocano quelle forme di “sciacallaggio mediatico” che non tengono conto dei sentimenti, e del dolore che hanno provato e che continuano a provare coloro che hanno subito un torto, un lutto ed invece di ottenere giustizia, hanno ottenuto da parte dello Stato un’ ingiustizia ancora più grande, con leggi che premiano coloro che sbagliano.

Leggi che offendono non solo la Costituzione… ma soprattutto il “comune senso del pudore”.

Un argomento questo… sul quale, quegli operatori del diritto (giudici e magistrati) che hanno dovuto applicare tali leggi, “subendo” questo vulnus del diritto e del loro “credo”, potrebbero aprire un pubblico dibattito.

E’ tempo che il senso del giusto ritorni a prevalere sull’utilitarismo e l’opportunismo che anche nel campo della giustizia hanno caratterizzato questi ultimi vent’anni….

Catanzaro-carcere

27 aprile 2012