Per la rubrica delle recensioni, il nostro Claudio Conte detenuto a Catanzaro, per una volta non si occupa di un libero di recente uscita, ma di un libro uscito decenni fa, e il cui autore è uno scrittore considerato celebre, Alberto Moravia.

Si tratta di un’opera dimenticata e – a leggere la recensione di Claudio Conte – si potrebbe dire.. a giusta ragione..

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Su “Io e lui” di Alberto Moravia

di Claudio Conte

Un maldestro tentativo di spiegare il fenomeno della sublimazione  in senso psicanalitico, ossia quella trasformazione dinamica della libido in attività intellettuale o artistica superiore per mezzo dell’io.

Un libro da cestinare… a mio modesto parere. Scritto anni fa e caduto nell’oblio, fatto salvo lo scalpore per il taglio metapornografico datogli, da quello che era riconosciuto come un grande scrittore. Questione di gusti…

Il tema centrale è quello di una divisione del mondo tra sublimati e desublimati… ossia tra coloro che riescono a incanalare l’energia della libido verso alte forme di attività intellettuali, divenendo persone di successo e di potere, e quelli che la consumano in attività sessuale che li relega a essere parte di una casta inferiore, meno civilizzata, incapaci di grandi imprese…

Nella trama si scorge anche qualche sortita ironica nei confronti di quei giovani “rivoluzionari borghesi di sinistra” che hanno caratterizzato gli anni ’70; e la constatazione della coerente, nono ipocrita e non ideologizzata, cultura capitalista.

Il tutto calato nella storia che vede protagonista un aspirante regista già fallito, che abbandona moglie e figlioletto per andare ad abitare da solo, nella convinzione che l’astinenza sessuale gli permetterà di realizzare finalmente l’opera omnia.

Il personaggio principale che esprime evidenti segni di una schizofrenia determinata da una educazione repressiva, è occupato in un “dialogo” col suo fallo, sproporzionato rispetto al corpo. Il fallo come manifestazione di potenza, ma non i potere, innalzato quasi a divinità… quello della fertilità e della riproduzione, che in alcune civiltà era segno di devozione.

Nei fatti siamo di fronte ad una forma di pornografia, tra l’altro mal riuscita, non erotizzata, che cerca di descrivere le forme della libido che non conosce inibizioni, che si confronta e confonde con le varie forme di sessualità senza distinzioni (gerontofila, omosessuale, pedofila, voyeristica, ecc..), on l’unico “pregio” di non arrivare mai a consumare l’atto.

Una narrazione che non si distingue certo per aulicità o sforzo estetizzante nel linguaggio. 

Se un approfondimento della tematica si volesse fare, suggerisco il più specifico testo psicoanalitico “Prospettiva junghiane” di Luigi Aurigemma ed. Bollati Boringhieri. Nel quale in un solo paragrafo “Il concetto di sublimazione”, descrive origine del termine, fondamento, limiti e lacune  delle ipotesi sostenute. Si, perché sempre di ipotesi si tratto. Lo stesso Freud d’altronde è sempre stato cauto sull’argomento.

Lo stesso romanzo, tra l’altro, non conclude.. In senso speculativo, non dà alcuna risposta. Nulla di nuovo, da quello che la “scienza” psicoanalitica era riuscita ad affermare o ipotizzare.

Naturalmente il mio è solo un suggerimento…

Catanzaro-carcere 14 maggio 2012