Per la rubrica delle “Recensioni” -nata da una idea di Claudio Conte, detenuto a Catanzaro – pubblico oggi la recensione di “Fiore di neve e il ventaglio segreto” di Lisa See. 

Claudio come sempre è acuto, lucido, chiaro nell’esposizione, capace di fare emergere l’anima di ciò che legge.

Gli “contesto” solo uno degli ultimi passaggi, quando sostiene che una certa delicatezza del sentire è preclusa agli uomini, ed è propria solo delle donne. Non concordo, credo che sia più rara negli uomini, ma non preclusa.

Vi lascio alla recensione di Claudio.

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Su “Fiore di neve e il ventaglio segreto” di Lisa See – Ed. Longanesi

di Claudio Conte

Ambientato nella metà del 19° secolo (1845), in Cina… “Fiore di neve e il ventaglio segreto” narra la storia di un legame esclusivo, intimo, nel senso più “alto” del termine, tra due donne, unite da un destino che sembra accomunarle fin dalla nascita. Un legame e un rituale sconosciuti per l’Occidente.

Sullo sfondo… è descritta la dura condizione femminile del tempo, degli spazi alle quali erano relegate  da una società patriarcale e quelli che riuscivano a stenti a ritagliarsi, in una società nella quale la nascita di una figlia rappresentava una disgrazia.

L’autrice, Lisa See, si è recata in Cina, ha voluto visitare i luoghi, per rivivere, anche se a distanza di tempo, tale realtà, che per molti aspetti , specie nelle regioni più remote, hanno conservato molte di quelle tradizioni millenarie. Sì, perché quando parliamo della Cina, siamo al cospetto di una civiltà millenaria, più antica di quella Occidentale. E la See si è trovata catapultata in luoghi nei quali la forza delle tradizione si confonde con la caratteristica riservatezza di un popolo che ritiene di poter bastare a se stesso.

In questo racconto  si descrivono anche gli incivili usi di un tempo… come quello di fasciare i piedi alle bambine, per non farli crescere oltre i 7-9 centimetri, un abbellimento che valorizzava “economicamente” la donna, apprezzato ed erotizzante per gli uomini, poi messo fuori legge, per le deturpazioni fisiche che comportava. Nel libro è descritta minuziosamente questa barbara pratica.

Così come sono descritti altri usi e costumi, che regolavano la vita di quel tempo… tutti molto interessanti, per chi ama l’Oriente e i suoi inestricabili modi di pensare.

Poi ci narra nel dettaglio del bellissimo legame che poteva nascere tra due “anime simili”, che divenivano laotong (più che sorelle di sangue, per intenderci) e del “sollievo” che poteva derivare dalla scrittura segreta, il nu shu (la scrittura delle donne), diversa, meno elaborata e completa di quella degli uomini, con la quale comunicavano, celebrata sui ventagli, simbolo di unioni tra due bambine-ragazze-donne. Unioni più profonde di quelle che potevano realizzarsi con lo stesso matrimonio… un evidente rimedio a destini segnati dalle condizioni socio-economiche più che a scelte dettate dal cuore.

In questo libro, nel quale da ogni frase traspare l’ombra della sofferenza che segna ogni momento della giornata, della vita alla quale era sottoposta la donna cinese, si celebra una forma d’amore che resiste agli anni, agli equivoci, che giustifica il sacrificio per l’altra, che descrive quella delicatezza di sentimento tutto femminile che a noi uomini è precluso, che ci rimane incomprensibile nonostante tutti i nostri sforzi… e così eccoci qui, ancora una volta, a “riconoscere” la superiorità dell’altra nostra metà del Cielo… senza la quale saremmo condannati a guardare solo a terra… (sono stato costretto a scrivere quest’ultima frase..:-) ).

Catanzaro-carcere 30 aprile 2012