amor

Mario Trudu, detenuto da poco a San Gimignano, è un nostro amico fin dai primi tempi del Blog.

Mario è proprio uno dei simboli della barbarie dell’ergastolo ostativo. In carcere da più di 33 anni, non gli è mai stato dato alcun vero spiraglio di speranza, alcun vero orizzonte di futuro. Mario ha oggi 64 anni, quando potrà conoscere almeno qualche anno di libertà?

Recentemente mi ha inviato il suo libro, il libro in cui racconta la sua verità… si intitola infatti..”Tutta la verità”.

In questo libro Mario parte dall’inizio, da quanto era ancora un pastore sardo.. prima che la vita lo portasse in un vortice da cui non è ancora uscito.

In questo libro c’è un brano in cui lui rammenta la donna che amava, e lo strazio che per lui è stato, una volta arrestato, smettere di risponderle, in modo da favorire un distacco radicale da parte di lei.. “Quando la cosa più bella diventa dolore eterno” è proprio il titolo del paragrafo in cui Mario parla di questo.

In questi spaccati estremi si rivela una generosità e nobiltà dell’animo che deve sempre farci riflettere.

Possiamo conoscere tante persone che non hanno mai avuto neanche una indagine nei loro confronti.. eppure non saprebbero rinunciare a niente neanche verso coloro con cui vivono da anni. E ci sono persone che, magari, hanno fatto cose estreme e deprecabili, atti di sangue, ma.. sono state capaci di un atto di generosità così violento che ti strappa letteralmente il cuore dal petto.

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Ecco ero giunto alla fine della libertà e il giorno del mio arresto si è spento anche il sogno di potermi creare una famiglia con la persona che amavo più di ogni altra cosa, la donna che in quel tempo di lavoro sui monti ogni volta che potevo andavo a trovare. Questo distacco è stato una cosa tremenda, troppo dolorosa anche solo a parlarne, ed è il motivo per il quale in queste pagine non sono riuscito a parlare di lei, e non credo che per la mia compagna la sofferenza sia stata tenue. Sono certo che le è stata per lungo tempo insopportabile, ma sono stato costretto dalla forza dell’ingiustizia a dare uno strappo netto, per evitare che, andando avanti, sarebbe stato ancora più difficile lasciarci. 

Fin dal primo contatto epistolare, anche se è stato difficile trovare le parole meno amare per dirle che era tutto finito, ho cercato di spiegarle meglio che ho potuto la mia intenzione di chiudere la nostra importantissima e bellissima esperienza di una sia pur parziale vita insieme. Una lettera che ho dovuto scrivere dozzine di volte. Non mi riusciva farne una copia senza che fosse inzuppata di lacrime. Ancora oggi, dopo lunghissimi anni, scrivendo, i miei occhi si velano di inquieta tristezza mischiata a lacrime amare, anche pensando a quei figli che non sono mai nati. Ma la tecnologia di oggi è impermeabile all’umidità. Le lacrime non sbiadiscono la scrittura. Il computer nega la mia emozione più vera.

Lei per lungo tempo ha continuato a scrivermi ed io ho continuato nel mio doloroso e ostinato mutismo, credendo di fare la cosa più giusta, finché lei ha ceduto alla mia decisione. Con lei mi sono comportato da spietato dittatore, difficile capire se la nostra rinuncia e il suo enorme sacrificio  siano stati veramente un bene. Io posso solo immaginare quale è stato il suo dramma, ma è andata così. Se potessi tornare indietro non so se avrei dato un taglio così netto. Magari avrei cercato di convincerla gradualmente, che per lei sarebbe stata la cosa migliore da fare. Oggi sento un grande rispettoso voler bene nei suoi confronti.

Per grande rispetto di questa meravigliosa donna non pronuncio nemmeno il suo nome, ma mai nessuno potrà cancellarlo, come pure la sua immagine dentro di me. La ringrazierò per sempre per i ricordi bellissimi che mi ha ha lasciato.