Pubblico questa lettera aperta di Sebastiano Milazzo (detenuto a Spoleto e più volte intervenuto con suoi scritti in questo blog) rivolta al Misericordioso Ministro Angelino Alfano dopo i suoi ultimi ragli e latrati…

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Lettera Aperta al Ministro Alfano

Lei riesce a sorprendere sempre gli italiani, qualche settimana con il tenero appello perché fossero concessi gli arresti domiciliari al padrone d’una cagnolina che soffriva d’ansia per l’assenza del suo padrone e adesso facendo la faccia feroce davanti agli italiani per informarli che alcune categorie di detenuti devino morire in carcere e poveri. Chiaramente si riferiva agli ergastolani.

Con le sue scellerate parole ha ignorato il principio che anche il peggiore criminale ha diritto di riscattarsi dal proprio passato, e assicurare questo diritto previsto per tutti significa difendere la democrazia, che non divide il diritto per categorie, sempre che lei sappia cosa significhino i termini.

Diritti e Democrazia, in questo paese, dove già i criminali dell’economia e della politica, al massimo stanno qualche mese agli arresti domiciliari, le sue parole rivolte solo contro di noi hanno  il sapore della vendetta contro quelle categorie, non della giustizia, si vede che nessuno le mai insegnato che la vendetta è la ripetizione della colpa, che essa stessa è una colpa.

Il tono della sua voce era di quello di chi stava attuando una vendetta ,ma sappia però che quando le carceri alcune categorie non lo vedeno nemmeno se lo vogliono e per alcune categorie sono destinate a diventare dei cimiteri, non ci sarà mai giustizia e nemmeno democrazia.

Vede,Ministro ci potrebbero essere ergastolani che dopo 100 anni di detenzione non sarebbero pronti per essere reinseriti nella società, ma ci sono persone per le quali dieci anni potrebbero essere troppi  e meriterebbero di aver donata ancora un po’ di vita, i Costituenti questo lo avevano capito e scritto nell’articolo 27 della Costituzione.-Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Lei con una sola idiozia è riuscito a cancellare l’articolo 27 della Costituzione, anche perché era sicuro che un’opposizione amante del Diritto quanto lei, sempre pronta a contestargli anche il minimo starnuto, non l’avrebbe contestata per la sua grave istigazione al suicidio, infatti non una voce s’è levata all’opposizione a contestare quella che è stata una rozza e incivile istigazione al suicidio, nei confronti degli ergastolani, che non l’hanno vista fare la faccia feroce quando, in prossimità di elezioni, la sua parte politica chiedeva i voti, allora non affermava che la giustizia giusta prevedesse di farli morire in carcere.

E nemmeno l’hanno vista mai fare la faccia feroce contro le cricche di affaristi e amministratori, loro si veramente organizzati nel fare razzia delle risorse pubbliche, che hanno ridotto il sud, la terra da cui lei proviene, nella condizione di degrado in cui si trova.

Ma il livore che traspariva dal suo volto, mentre pronunziava quelle parole, era quello di chi ha paura e non di chi ha coraggio di affrontare il proprio compito nel rispetto della legge e della Costituzione.

Dalla sua voce piena di odio traspariva la paura di chi ha paura del Brusca di turno e dei soi compari pentiti, cui è stata consegnata, anche con il suo notevole contributo, la giustizia di questo paese.

Naturalmente per lei deve morire in carcere anche chi, in ipotesi, è stato condannato ingiustamente sulla parola di questi sozzi individui, perché potessero ottenere la libertà mentre ancora le loro mani grondavano di sangue, che lei e non solo lei, ritiene inaffidabili solo quando accusano qualcuno del suo livello.

Nel suo livore c’era la stessa disumanità sbrigativa che c’è nel reato, quella disumanità che istiga noi ergastolani al suicidio, imponendo la violenza di togliere un uomo alla propria famiglia e tenerlo in galera anche quando questo non nuocerebbe più alla società, solo per fare una starnazzata mediatica, in un momento di grande difficoltà.

Sebastiano Milazzo, casa di reclusione di Spoleto.