Recentemente, il 18 luglio, avevo pubblicato una lettera appello delle detenute del carcere di Lecce (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/07/18/dalle-detenute-del-carcere-di-lecce-lettera-appello/).

In questi giorni me ne è giunta un’altra, rivolta più direttamente al Ministro di Grazia e Giustizia Paola Severino.

E’ molto intesa… è una forte chiamata ad essere riconosciuti, ad essere tutelati, ad avere la possibilità di non soccombere adesso in un carcere (in genere.. in tutta Italia..) che è allo sfascio, e di avere nel tempo chance concrete per potersi rifare una vita.

La lettera è preceduta di un estratto di una psicologa del Lazio, in cui si parla di.. “resilienza”.

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Dal pensiero di una psicologa del Lazio:

La capacità di resistere agli urti della vita– Il termine resilienza sta ad indicare la proprietà che alcuni materiali hanno di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. In psicologia connota la capacità delle persone di fare fronte agli eventi stressanti  o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà. Non è quindi solo capacità di resistere, ma anche di “ricostruire” la propria dimensione, il proprio percorso di vita, trovando una nuova chiave di lettura di sé, degli altri e del mondo. E’ resiliente, pertanto, chi è disposto a cambiamento quando necessario, chi è disposto a pensare di potere sbagliare e si dà la possibilità di potere correggere la propria rotta e ricostruire.

LETTERA AL MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZA

Illustrissimo Ministro di Grazia e Giustizia, avvocato Paola Severino, tutta la sezione femminile della casa circondariale di Lecce le invia un urlo di disperazione e una richiesta di aiuto attraverso il Blog.

Lei è un avvocato, una persona che capisce le problematiche carcerarie, chissà con quanti detenuti ha interloquito durante il percorso della sua carriera professionale.

Di ieri (09/07/2012) la notizia che lei non è contraria all’amnistia, ma purtroppo la decisione spetta alle Camere.

Per noi, già sapere che lei è propensa a questo beneficio non può che darci la speranza di un ritorno alla vita terrena, perché sinceramente questa del carcere non è “vita”.

Nel corso degli anni abbiamo assistito a varie sfilate, soprattutto nei giorni festivi principali dell’anno, di politici curiosi, a volte di destra, a volte di sinistra. Quando giungono vicino ai cancelli delle celle si mostrano dispiaciuti per le condizioni in cui versiamo, si informano delle nostre condanne, delle nostre posizioni giuridiche, dimostrano interesse davanti all’emergenza sovraffollamento, ci danno anche parole di conforto. Poi, usciti fuori da queste mura, rilasciano le loro interviste ai giornalisti, e tutto  finisce nel silenzio, si mette una pietra sopra.

Questo è per noi una grande delusione, perché, evidentemente, noi detenuti  non veniamo presi in seria considerazione, ma siamo solo fenomeni da baraccone (per loro!).

Siamo persone umane, non oggetti. E’ sbagliato, sbagliatissimo, da parte di una società moderna come la nostra, pensare che in carcere ci siano solo rifiuti umani da sopprimere, o peggio, degli appestati.

In carcere ci sono diplomati, laureati, persone che fuori svolgevano regolarmente attività lavorativa, nella nostra nazione che è l’Italia, una Repubblica fondata sul lavoro, così come recita l’art. 1 della Costituzione.

Persone che nel corso della loro vita hanno commesso degli errori, si dice  che sbagliare è umano.. ma chi non sbaglia mai?

Anche il nostro Governo è caduto, nel corso degli anni, in errori.

L’errore di non rispettare, ma di calpestare quotidianamente l’art. 27 della Costituzione. Decine sono i ricorsi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e ai tribunali di sorveglianza, sulle condizioni disumane.

Allora, le chiediamo dal profondo buio delle nostre celle di intervenire concretamente su una situazione difficile e al collasso quale è l’emergenza carceri.

La legge cosiddetta “sfolla carceri” è stata solo fumo negli occhi e di certo non ha risolto nessuna emergenza, tant’è vero che la situazione peggiora di giorno in giorno e adesso ci si mette anche il caldo africano, come si suol dire.. “OLTRE AL DANNO ANCHE LA BEFFA”.

Abbiate coraggio, perché ne avete tanto bisogno, ma soprattutto scuotete le vostre coscienze e il vostro senso di umanità.

Da anni si vedono le immagini dei documentari.. con celle sovraffollate, condizioni disumane in tutte le carceri italiane, da Nord a Sud, da Ovest ad Est. Siamo 68.000 detenuti, tutti sulla stessa barca.

Mettete fine alla moltitudine di suicidi, agli atti di autolesionismo provocati dalla disperazione di non vedere più uno spiraglio di luce. Basta ai bambini in carcere.

Il Governo continua imperterrito a fare tagli per risanare il debito pubblico. Non ha più soldi per portare avanti le spese carcerarie, tant’è vero che le forniture sono ridotte all’osso, ormai riusciamo ad avere a malapena un rotolo di carta igienica a settimana a persona. Non c’è abbastanza fornitura d’acqua corrente, infatti l’erogazione è interrotta quotidianamente per circa 2-3 ore, perché le riserve non ce la fanno a garantire la distribuzione per tanti detenuti.

Questi sono solo piccoli esempi dei grossi problemi che ci sono in carcere. Altra nota dolente è la sanità che è carente; pochi medici e infermieri a fronte di tanti detenuti, alcuni con patologie gravi.

I tribunali non concedono misure alternative e se lo fanno accade molto di rado, nonostante le leggi ci siano, vedi legge Simeone, ecc. La maggior parte delle detenute presenti in questa sezione hanno figli minori di 10 anni, ma intanto stanno qua, lontane dai loro figli.

Dal 18 al 22 luglio aderiamo allo sciopero della fame di Marco Pannella che da anni ci affianca e lotta per i diritti del detenuto ininterrottamente.

Forse è l’unico parlamentare, insieme al partito radicale, ad avere il gran senso dell’umanità che gli fa onore e che dietro queste sbarre, queste mura di cemento armato vede “persone” e non dei mostri da abbattere.

Per cui, Dott.ssa Severino, le chiediamo di pronunciare finalmente la parola “amnistia” e di applicarla, e da lì ripartire per una giustizia più equa, anche in memoria del nostro caro pontefice Giovanni Paolo II, che in vita aveva espresso la volontà affinché venisse concesso tale beneficio.

Anche il personale di polizia penitenziaria è al collasso a fronte di turni massacranti e carenza di personale, e con tanta fatica sopporta il peso di tanti detenuti. Siamo consapevoli dei nostri errori, non ne siamo fieri e li stiamo pagando anche a caro prezzo, perché il nostro cammino in questi luoghi è uguale alla passione di Cristo.

Ma abbiamo diritto ad una seconda possibilità nella vita, abbiamo bisogno delle nostre famiglie che fanno enormi sacrifici per venire a trovarci al colloquio e a lasciarci quei pochi soldi per mantenerci, a seconda delle possibilità.

Le chiediamo un po’ di compassione, sia a lei che a tutti i politici del nostro Governo, che sicuramente sono contrari a concedere l’amnistia, ma non devono fare di tutta un’erba un fascio.

Faremo quattro giorni di sciopero della fame, uniti con Marco Pannella.

Aiutateci!

TUTTA LA SEZIONE FEMMINILE DEL CARCERE DI LEGGE