C’eravamo già occupati a suo tempo di Giuseppe Martena, e, in connessione, di sua moglie Paola Valentino (per il post vai al link… http://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/03/16/lurlo-di-giuseppe-martena/). Essendo il suo caso un caso che ci stava a cuore, preparammo anche una lettera-denuncia-appello che con un gruppo di persone cercammo di diffondere, far circolare, giungere ad Associazioni, giornali ecc.

Il testo di quell’appello era..:

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APPELLO PER IL CASO GIUSEPPE MARTENA

Buona giornata.

Siamo un gruppo di persone impegnate nella lotta contro le ingiustizie e per la tutela dei diritti umani. Crediamo che ognuno di noi abbia il dovere non di stare a lamentarsi tutto il tempo, ma di agire nel suo piccolo per una realtà migliore. Anche con piccoli gesti. Crediamo che sia un dovere stare vicini alle persone in difficoltà, e spenderci perché sia dato rispetto e giustizia anche a chi è

facile disprezzare o stigmatizzare.

Vogliamo sollevare alla vostra cortese attenzione il caso di Giuseppe Martena, ergastolano, attualmente detenuto nel carcere di Bologna. Giuseppe Martena ha recentemente scritto una disperata lettera di aiuto al Blog Le Urla dal Silenzio (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/03/16/lurlo-di-giuseppe-martena/).
Giuseppe Martena si divide tra Bologna, dove è al momento detenuto, e gli spostamenti al carcere di Taranto, per un secondo procedimento, in corso presso il Tribunale di Lecce.
Il vero dramma di Giuseppe Martena però è la grandissima distanza dalla famiglia. Distanza che per essere colmata richiederebbe spese di viaggio che la famiglia non è in grado di sostenere. Questa situazione dura da 7 anni, ed è ormai diventata insostenibile per Giuseppe e per sua moglie, Paola Valentino. Si tenga conto anche del fatto che vi sono cinque figli, che portano il peso del trauma che comporta vivere in una situazione come questa. La moglie poi è vicina al tracollo psichico. E su Giuseppe Martena grava non solo la sofferenza di non potere vedere quasi mai i suoi familiari, ma di sapere anche della sofferenza della moglie e di sentirsi impotente.
Ogni loro richiesta, appello, ricorso, supplica.. è caduta nel vuoto o ha avuto esito negativo.
Sottolineiamo come Giuseppe Martena, sebbene la sua richiesta originale fosse quella di essere trasferito nel carcere di Taranto, si accontenterebbe anche di essere trasferito in un carcere che perlomeno fosse meno distante dalla propria famiglia rispetto ad adesso. Ad esempio nel carcere di Roma Rebibbia, dove potrebbe anche sperare di lavorare e aiutare un po’ la famiglia e contribuire ai

loro viaggi per andare a trovarlo.

Noi vi chiediamo di dare voce a questa vicenda e/o di segnalarla a eventuali soggetti che possano contribuire a una sua risoluzione, o almeno a dare una qualche speranza a questa famiglia devastata

dal dramma.

Siamo sicuri di parlare con persone capaci di sentire in se stesse quel dovere morale di non dimenticare chi vive, per un motivo o per un altro, una situazione di grande difficoltà o di ingiustizia.
Vi ringraziamo per la vostra attenzione e per tutto quello che potrete fare
Per altri dettagli vi rimandiamo alla lettura della lettera contenuta nel Blog (ripeto il link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/03/16/lurlo-di-giuseppe-martena/).

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La situazione di Giuseppe continua a restare grave. E anzi.. avvengono eventi spiacevoli.. dove non è chiara la differenza tra il caso e il dolo.. non sono chiare le sfumature.. non sono limpide le dinamiche. Proprio oggi infatti sul nostro gruppo facebook  e su altri spazi arriva questa lettera della moglie di Giuseppe Martena, Paola Valentino..

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Alla cortese attenzione di TUTTI :
in data 26/07/2011 il mio convivente Martena Giuseppe detenuto presso la casa circondariale di Taranto ha avuto un grave incidente mentre provvedeva alla cucina , riportando un importante ustione alla gamba e al piede sinistro, nonostante le sue richieste non e’ stato trasferito in ospedale privandolo delle cure necessarie.
L’istituto ha avanzato l’ipotesi di una s…imulazione , ma non credo che sia LEGALE negare le cure necessarie ad un uomo basandosi su delle IPOTESI tra l’altro infondate in quanto l’ustione e’ palese e molto grave. In oltre a causa delle sue proteste probabilmente esasperate dalle condizioni ha avuto un rapporto disciplinare in cui viene figurato come ( simulatore ) e come ( indesiderato) , di conseguenza il Magistrato di Sorveglianza gli ha revocato un permesso ex art. 30 che gli aveva precedentemente concesso a causa delle mie precarie condizioni di salute e devo dire che il tutto mi sconcerta e mi confonde portandomi a non capire chi rispetta la legge e chi NO.
Qui si parla chiaramente di accanimento.
Il mio convivente post-ustione e’ caduto e questo perche’ non era in grado di camminare anche se potrei avanzare delle ipotesi anche io, pensando e dichiarando che probabilmente e’ stato spinto, ma non mi permetto e vado avanti..e’ stato trasportato in ospedale dove i medici avevano disposto un intervento chirurgico per esportare due ernie del disco che lo tormentano da anni, ma stranamente e’ stato dimesso e trasportato immediatamente al carcere di Bologna facendogli affrontare 10 lunghe ore di viaggio.
A prescindere dalle IPOTESI questo resta un atteggiamento DISUMANO!
ESASPERATI da anni di abusi di questo tipo chiedo aiuto a tutti, PARTITO DEI RADICALI,. GARANTI X LA SALUTE , AVVOCATI e tutti coloro che mi possono affiancare ed aiutare a rendere pubblico l’accaduto e denunciare il tutto alla CORTE EUROPEA.
Sono a vostra disposizione per ogni eventuale approfondimento.

Paola Valentino
Tel 329/7489652
Evalp79@yahoo.it

Iniziano le domande che dovremmo farci e fare (e che faremo):

1)- Si inizia con l’ustione di Giuseppe Martena mentre provvedeva alla cucina. L’istituto parla di simulazione… è proprio così?

2)- E’ realmente fondato il rapporto del Magistrato di Sorveglianza che gli ha negato il permesso datogli in ragione delle precarie condizioni di salute della moglie? La valutazione del Magistrato si è basata su analisi e valutazioni concrete e “de visu” o solo sulle comunicazioni della Direzione del carcere?

3)- Anche una “eventuale” simulazione, è sufficiente per revocare un permesso dato in relazione alle precarie condizioni della moglie?

4)- Riguardo alla “caduta” successiva di Giuseppe Martena… Giuseppe è realmente caduto o, fuor di metafora, è stato spinto,o… detto meglio..”è stato cortesemente spinto a cadere”? Solo una domanda.. in ragione anche della epidemia molto diffusa nelle carceri.. di “cadute casuali dalle scale”… davvero sbadatissimi questi detenuti….

5) Successivamente Giuseppe e’ stato trasportato in ospedale dove i medici avevano disposto un intervento chirurgico per esportare due ernie del disco che lo tormentano da anni, ma.. invece di procedere con l’operazione, come logica vorrebbe e come è prassi medica consueta una volta che ci si trova dinanzi alla situazione conclamata.. Giuseppe e’ stato dimesso e trasportato immediatamente al carcere di Bologna facendogli affrontare 10 lunghe ore di viaggio. La domanda è.. perchè è accaduto? C’è qualche motivazione non chiara? Qualcuno (si sa la gente pensa sempre a male…) potrebbe pensare che non fossero convenienti i riscontri medici e ciò che poteva derivarne per il carcere… ecco perchè sarebbe utile che il carcere rispondesse.

Si tratta di una vicenda in movimento, e vedremo cosa accadrà nel tempo. Intanto abbiamo voluto fare una sintesi dell’intera vicenda, alla luce degli ultimi eventi e dell’appello disperato della moglie.

Crediamo che queste cose vadano comunque rese note. Crediamo che l’ultima vicenda raccontata ponga interrogativi che meritano una risposta. Crediamo che, anche se gli ultimi eventi non presentassero alcuna contraddittorietà e censurabilità in sè, rimarrebbe la gravità della situazione in cui è costretto a vivere Giuseppe Martena… e, in conseguenza, la moglie (che ha anche altre problematiche), e i figli.

Cercheremo di fare conoscere questa vicenda, e chiediamo a voi, amici e lettori del Blog, di fare lo stesso.

Grazie