Francesco Annunziata (chiamato Nellino dagli amici), detenuto nel carcere di Catanzaro, è forse una delle persone più giovani in assoluto che si trovano in certi circuiti. Ha solo 34 anni. Rispetto ad altri protagonisti di questo blog è messo un pò meglio. In primo grado infatti fu condannato all’ergastolo. Ma successivamente la sua pena ha avuto fissato un termine. Nel suo caso la data di scarcerazione è il 2026.

Ci pensate all’assurdità amici? Siamo arrivati a dire che una persona che esce tra 16 anni in fin dei conti è fortunata…  dinanzi alla barbarie dell’ergasto ostativo, avere comunque un “fine pena” ci sembra una fortuna.

Da quanto scrive comunque, la “qualità” della sua detenzione non si discosta molto dalle altre.. dato che racconta che a Catanzaro in sostanza non gli viene data alcuna possibilità. Credo voglia intendere che i Giudici di Sorveglianza non siano affatto propensi a concedergli cose come un permesso premio, altri benefici o comunque modalità meno rigide con cui scontare la pena.

Alla fine della lettera, di cui riporto solo la parte finale, ci sono due poesie, scritte di suo pugno una sera, dopo una lezione su Pirandello.. la seconda è senza titolo…

Dentro si sente tutta l’emozione di un padre costretto a vivere lontanto dai suoi figli..

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Come ti ho detto in precedenza, fortunatamente ho un fine pena, ma so cosa significa una condanna dall’ergastolo per averla avuta in primo grado.

Da quando sono entrato in carcere sono sempre stato il più giovane, e lo sono ancora. Segno evidente che, per fortuna, non c’è un “ricambio generazionale”.

Sono di Pagani (SA). Ho una moglie e due figli ch vengono regolarmente.

Cosa sai, per ragioni di sicurezza, quelli che sono in certi circuiti non li lasciano nelle regioni di provenienza. Per fortuna qui non sono tropppo lontano, anche se mi impegno per essere trasferito. Perché qui non c’è nessuna possibilità di uscire, mentre se fossi al Nord, a uno giovane come me, un’altra possibilità la concederebbero, o sarebbero almeno disposti a parlarne.

Ti mando un paio di poesie che ho scritto una sera, dopo una lezione in classe su Pirande.

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PERDONO

Amori miei nati dal cuore

non avete  colpe e motivo

per tutto questo dolore.

Con una serpe io partivo

il futuro volevo trovare

e la mancanza di voi pativo.

Il mare in tempesta

spezza l’albero maestro.

Bravi marinai nella foresta

la paura di sbagliare

guida il vostro faro.

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Falsi sorrisi

velano

lacrime vere.

Le giornate amare

volano

in un attimo d’amore.

Nella vostra vita

la nostra storia non sarà mi finita.

In fretta crescerete senza un pilastro,

con le gioie mancate a causa di un disastro.

Nulla vi ridarà quello perduto.

Proverò a regalarvi quello che ho ceduto.

Amori piei col cuore ascoltate

e vi prego questo dolore perdonate.