Dalle detenute del carcere femminile di Lecce.. una lettera collettiva che ritorna su quella che è la questione capitale di moltissime detenute… il non sentire di potere essere pienamente madri.. con tutto il dolore, l’angoscia, il tremendo senso di colpa che questo comporta.

Nello specifico questa letta contesta quella che sembrerebbe una disapplicazione dei fatti della legge Simeone (l. 62/2011), che, intervenendo sulla precedente disciplina dell’Ordinamento Penitenziario, avrebbe previsto la possibilità di applicare alle madri con bambini di età inferiore ai dieci anni, il regime detentivo della detenzione domiciliare, anche nel caso di esecuzione di pene di lunga durata. 

Solo per un attimo, si provi a sfiorare che vuol dire avere un figlio piccolo e poterlo vedere solo in occasioni dei colloqui. Provate a immaginare che ferita è per le madri e per i figli.

———————————————————————-

“ESSERE MADRI”

Detenzione speciale per le detenute madri con prole inferiore a 10 anni.

Le nostre urla risuonano tra l’eco di queste mura spesse di cemento armato. La sofferenza, nel nostro cuore, essendo madri costrette a stare lontane dai nostri figli.

Quante ferite nell’anima, strappate in maniera turbolenta dai nostri angioletti che per noi sono la nostra ragione di vita.

Nella nostra mente è costante come un tatuaggio sulla pelle, l’immagine del viso dei nostri fanciulli. Quell’ora così fatale del colloquio settimanale per alcune.. mensile per altre.. annuale per altre ancora. 

Poi ci sono situazioni dove, per varie vicessitudini, alcune detenute non hanno nemmeno queste poche possibilità, sia per  la lontananza e sia per la burocrazia. “Madri costrette a non vedere i propri figli per anni!!!”

L’inizio del colloquio, l’arrivo dei nostri figli, così sorridenti, bisognosi di attenzione. Tutti i bimbi che corrono gioiosi  fra le braccia delle loro mamme e vorremmo tanto fermare quell’orologio e che non finisse mai quell’ora così preziosa, per noi e per loro. In quell’ora dobbiamo indossare una maschera di felicità, per non trasmettere la sofferenza, la lontananza che abbiamo nei nostri cuori, trattenere le lacrime, sorridere, giocare e mentire. La classica frase “La mamma qui lavora”.

Poi arriva il buio! L’ora è terminata e sui nostri volti cala l’amarezza. E’ arrivato il momento del distacco forzato dai nostri amori. 

E’ crudele, ma bisogna trovare la forza e stringere i denti, trattenere le proprie emozioni, mentre tra il nostro sorriso, le loro lacrime e la voce squillante che urlano “mamma, vieni con me”, ci allontaniamo da loro.

Mentre voltiamo le spalle per tornare nelle nostre celle, arrivano i lacrimoni sul nostro viso, che non riesci a trattenere facilmente. Sono lacrime d’amore e di disperazione. Un dolore profondo da cui difficilmente riesci a riprenderti.

Allora viene spontaneo chiederci.. perché tanta sofferenza?

Eppure le legge sui figli minori ci sono! Esistono forse solo sul codice penale?

Nella nostra sezione, siamo 63 detenute, di cui la maggior parte con figli inferiori ai 10 anni. Ci rivolgiamo agli illustrissimi giudici dei minorenni e del Tribunale di Sorveglianza, sicuramente anche loro genitori.

Perché la legge “Simeone” viene ignorata? Il 5 maggio 2011 è stata pubblicata la legge 21 aprile n. 62, che viene a disciplinare il regime di custodia delle detenute, madri di figli minori.

Con essa il legislatore  si prefigge di rafforzare il quadro degli istituti processuali e penitenziari che governano il rapporto tra il minore e la madre che si trovi in stato di privazione della libertà personale.

L’ultima modifica, apportata dalla legge 62/2011, concerne le ipotesi di detenzione domiciliare c.d. “per fini umanitari”, di cui all’art. 47-ter comma 1 lettera A della legge 345/75.

Il comma 2 dell’art. 3 della legge 62/2011 modifica l’art. 47-quinquies della legge 354/75 in tema di detenzione domiciliare speciale, introducendo la possibilità di applicare alle madri con prole di età inferiore ai dieci anni, detto regime detentivo, anche nel caso di esecuzione di pene di lunga durata.

Coma mai queste leggi rimangono a Roma?

Perché non si da’ alle madri l’opportunità di scontare la propria condanna, stando vicino  ai propri piccini? 

Facciamo un appello che giunga al cuore dei degli Illustrissimi Magistrati, di darci  la possibilità  di potere crescere i nostri figli riaccendendo i loro occhi di gioia.

Nell’arcobaleno della vita, l’amore materno è il coloro che splende più di tutti!!! Dal cuore di ogni mamma a tutti i nostri figli urliamo: “vi vogliamo un universo di bene”.

Le detenute madri della C.C. di Lecce – Borgo San Nicola

19-08-2012