Il carcere femminile di Lecce -situato a Borgo San Nicola- è il carcere femminile, fin dall’inizio, più attivo nei confronti del Blog. C’è una popolazione carceraria di donne vive, che non vogliono privilegi, ma vogliono potere avere una dignità, una speranza, occasioni per potere riprendersi in mano la vita. E vogliono anche.. potere avere un maggiore contatto con i propri figli..  che “scontano” anch’essi, a loro modo, la carcerazione delle madri.

Oggi pubblico questa lettera collettiva inviatami alcuni giorni fa dalle detenute del carcere di Lecce.

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Lecce 12/07/2012

Siamo le detenute di Borgo San Nicola – Casa Circondariale di Lecce

Alcune donne con tanti anni di pena da scontare sulle spalle, altre con pene inferiori, madri di figli costretti a vivere la brutta esperienza di doversi recare in carcere per potere abbracciare le proprie mamme per una semplice ora. Abbiamo sbagliato e siamo consapevoli di dovere pagare. 

<<Chi non ha mai sbagliato scagli la prima pietra>>.

Pagare per il reato commesso sì! Ma costrette a perdere la dignità, oltre che la libertà è inaccettabile. Vivere tra queste mura è già difficile in sé, convivere  col sovraffollamento è diventato un incubo, anche per le agenti di polizia penitenziaria che sono costrette a dei turni di lavoro massacranti.

Una struttura dove la sanità lascia molto a desiderare, visite mediche che saltano senza avere alcuna spiegazione, mancano le forniture di prima necessità (disinfettanti, carta igienica, ecc.), viene sospesa  per alcune ore l’erogazione dell’acqua. Per potere usufruire di una semplice doccia bisogna aspettare. Non c’è neanche la luce nelle docce, il vitto è sempre uguale.. minestre calde e immangiabili… visto che sono temperature di 40°. Non si può bere una bottiglia di acqua fresca, perché il frigo non funziona.

Là dove il sole batte per tante ore in una cella dove sono costrette a vivere tre persone in uno spazio ridottissimo. Una si alza, le altre sono costrette a a rimanere a letto. Mancano progetti e corsi dove si possa partecipare per impiegare qualche ora del giorno. 

Solo le 4 ore d’aria.. dalle 9,00 alle 11,30.. e dalle 13,00 alle 15,00 ci permettono di evadere da quella cela che sembra un forno crematorio. Non sappiamo se tutto questo serve realmente a rieducare o invece a distruggere completamente una persona, psicologicamente e anche nel cuore.

Con tutta la buona volontà vogliamo scontare la nostra pena ma in queste condizioni non si può! Non siamo animali da macello! Le problematiche che comporta il sovraffollamento sono tante. Il nervosismo e la tensione si avvertono già dalle prime ore del mattino fino a sera inoltrata. I nostri gridi d’aiuto rimangono soppressi tra queste mura spesse di cemento armato. 

Chi di competenza dovrebbe prendere coraggio e decisioni serie per aiutare i detenuti a costruirsi un futuro un po’ più sereno.. misure alternative mai messe in atto.. detenzioni speciali per le madri che anno figli di età inferiore ai dieci anni.

Siamo tante mamme rinchiuse, senza usufruire di tale misura. Date un’opportunità a chi vuole cambiare. Non è necessario stare in carcere perché si capisca lo sbaglio fatto in una frazione di tempo della nostra vita. Hanno il coraggio di chiamarci criminali , di dirci che viviamo in un albergo a cinque stelle. Sfidiamo comunque a dimostrare che non hanno mai infranto la legge. “Essere umani” significa sbagliare. La perfezione non esiste. 

Noi siamo dentro e chi è la fuori non può capire che luogo di grande sofferenza è questo posto. Un noto cantante diceva:

<<Non è un uomo chi non cade mai, ma chi cade e si rialza>>.

Fermo restando e consapevoli di dovere espiare la nostra pena, siamo pronti ad aderire allo sciopero che sarà nazionale, in tutte le carceri d’Italia, indetto da Marco Pannella dal 18/07/12 al 22/07/12. Speriamo che questo servirà a scuotere i parlamentari  a prendere seria visione della situazione carceraria.

Pagare sì, ma soffrire così è inumano e inaccettabile. Prima di entrare qua eravamo persone dedite al lavoro, ognuno svolgeva un lavoro onesto e rispettabile, mamme e mogli a tempo pieno. Uno sbaglio commesso non può contribuire a sconvolgere così la nostra vita. Abbiamo bisogno di giudizi di persone più eque.

Ci rivolgiamo al Ministro di Grazia e Giustizia (Avvocato) Onorevole Severino.

Anche lei, donna come noi, che metta una mano sul cuore e che dalla sua bocca pronunci la fatidica parola amnistia che da 30 anni non viene pronunciata in Italia.

Grazie a chiunque vorrà pensare a noi,

LE DETENUTE DELLA CASA CIRCONDARIALE DI BORGO SAN NICOLA (LECCE)