Carmelo Musumeci, presente in questo sito sin dalla sua fondazione, adesso, come molti sanno, è un uomo libero. Per più di un ventennio è stato un ergastolano ostativo. Da pochi anni è riuscito miracolosamente ad uscire dalla tenaglia dell’ostatività e dall’agosto del 2018 è stato scarcerato con la liberazione condizionale. Da allora si occupa di volontariato e continua, con i suoi lbri e articoli, a contribuire a tenere desta l’attenzione sui temi del carcere, soprattutto per quanto riguarda l’ambito dell’ergastolo e degli ergastolani.
Recentemente ha tirato nuovamente fuori dal cassetto un suo vecchio racconto, che leggemmo a suo tempo.. “Capodanno da ergastolano”. Articolo scritto nel 2006, quando Carmelo era detenuto a Nuoro. E’ stato … il tirare fuori questo articolo… uno dei tanti modi con cui Carmelo manifesta costantemente la sua vicinanza ai suoi ex compagni
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Quando si è soli, chiusi in una cella umida, piccola e stretta, ad aspettare l’anno nuovo, l’ultimo giorno dell’anno sembra lungo un secolo. Le ultime ore dell’anno non passano mai. Fra qualche ora l’anno vecchio finirà e dovrò trascorrere un altro anno d’inferno e così sarà per tutti i prossimi anni, fino all’ultimo dei miei anni.
“Su via non ti abbattere, ci sono molte possibilità diverse… Ma tu le scarti tutte fuorché la peggiore: quella di continuare a vivere. Non capisci che continuare a vivere così è una pazzia.”
Ci risiamo, sei fissato, la tua scelta è sempre una: la morte, il nulla, io invece preferisco nonostante tutto vivere perché “cogito ergo sum”.
“Ma se pensi, esisti… soffri anche!”
Che importa… È tutta la vita che soffro, ho imparato prima a soffrire che a camminare. Se soffro, penso ed esisto, ed ho anche il tempo per pensare ed amare, c’è sempre un motivo per vivere, per amare e anche per soffrire. Certo, passo dei momenti di malinconia, di tristezza, ma chi non li ha?
“Chi non li ha? I morti, quelli non sono mai tristi, non soffrono mai, dormono felici, contenti e beati come bambini. Morire è un po’ come venire al mondo. Coraggio, ora o mai più! A che serve la vita umana senza la libertà? Se ti tiri indietro adesso, ti tirerai indietro in tutte le battaglie della vita e sarà peggio per te, morirai di vecchiaia e da vecchio il carcere è ancora più brutto.”
Ma il tuo è un chiodo fisso che mi martella la testa, lasciami in pace almeno per la notte di Capodanno, sarebbe di malaugurio impiccarsi l’ultimo giorno dell’anno.
“Con te non si può ragionare, pensi alla morte, ma ragioni da vivo.”

Fra poco chiudono i blindati, il lavorante mi ha portato lo zampone con le lenticchie ed una fetta abbondante di crostata di mele che mi ha mandato Ercole. Poi, di nascosto, con una cordicella, tramite la finestra del piano di sopra, mi è arrivata mezza bottiglietta di grappa fatta in casa (diciamo fatta in cella, sic!). Io ho tagliato il panettone per dividerlo con le celle più vicine. Un compagno sardo, del secondo piano, mi ha mandato un pezzo di formaggio con salsicce fresche e quattro cartoni di vino con un bigliettino di auguri di buon anno. Faccio i conti, ho già tre cartoni di vino più la grappa, se bevo troppo poi mi assale la tristezza.
“Così forse è la volta buona che ti decidi a metterti la corda al collo.”
Apro un altro panettone ed insieme a quattro fette di panettone prendo i quattro cartoni di vino e li mando due in una cella e due in un’altra. A loro volta, due miei compagni mi mandano un aperitivo di vino con dentro bucce di limone, arancia, foglie di menta e zucchero. Ormai sono le sette, mentre ci chiudono i blindati ci gridiamo gli ultimi auguri di buon anno. Mi guardo intorno, mi sembra che non mi manchi nulla, ho tutto, per modo di dire, per aspettare l’anno nuovo nel migliore dei modi. “Se fosse per me nell’anno nuovo non ci saresti.”
Mangerò verso le undici di sera come fanno ai cenoni. Intanto ascolto qualche canzone napoletana ed incomincio a camminare, andando avanti e indietro, immerso nei miei pensieri. Ad un tratto mi sento solo ed abbandonato. Per Natale e Capodanno si è più tristi del solito, le feste in carcere trasmettono malinconia e penso che mi piacerebbe avere compagnia questa notte, andrebbe bene anche un cane, ma in carcere non si possono tenere cani, chissà poi perché.
“Ma ci sono io a tenerti compagnia…”
Bella compagnia con i tuoi soliti discorsi funebri. Sono le otto di sera, accendo la televisione per sentire il telegiornale, poi ascolto il messaggio di fine anno agli italiani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Appena spengo il televisore, sento battere il muro, apro la finestra, entra un freddo cane, e sento un compagno della cella accanto che mi chiede:
“Carmelo, hai sentito il messaggio di Napolitano? Ha fatto gli auguri a tutti senza citare i carcerati… che cazzo di comunista è?”
“Noi non esistiamo, né per la destra, né per il centro, né per la sinistra… In tutti i casi, con un governo di centrosinistra è uscito l’indulto, invece con Berlusconi sono aumentati gli anni di carcere…” gli rispondo. Si intromette un compagno della cella del piano di sopra:
“Si sa niente dei due compagni che hanno portato in isolamento alle celle di punizione?”
“Che vuoi che si sappia? Il direttore è sempre lui, dopo la carota, per i suoi scopi di immagine sulla rappresentazione del libro di poesie, è tornato a mostrare il bastone.”
“Ha deciso proprio di rovinarci le feste e c’è riuscito.”
“Ci vuole proprio ricordare che è un tiranno e purtroppo siamo totalmente indifesi contro di lui.”
“Più di non andare a messa per Natale, per protesta, non abbiamo potuto fare.”
“Il mondo del carcere è un sotto mondo, per questo molti detenuti abbaiano alla luna… A proposito guardate come splende questa sera!”
“Mi dispiace per loro, finire ed iniziare l’anno nuovo in isolamento non è bello… Per me è meno doloroso quando vengo punito io, che quando vedo punire gli altri.”
“Ragazzi io rientro, fa troppo freddo con la finestra aperta… ancora auguri.”
“Anche a te, ciao.”
“A domani e buon anno.”
Chiudo la finestra e continuo ad ascoltare musica napoletana. Inizio con una canzone che parla di una figlia che va a trovare il papà in carcere:

“Ciao papà, come ti va? Ciao, ti stavo aspettando…
È un po’ che non ti vengo a trovare… Non fa niente pensa a studiare…
Sai, mi manchi tu…
Pure tu bella mia mi manchi assai… fatti più qua… fatti baciare. Pure io sono prigioniera senza te… io sono cresciuta insieme alla solitudine… dormendo a letto con mamma che freddo fa senza un papà… Sei tu l’unica ragione di questo cuor… sei tu la speranza che mi fa sognare… Papà, fatti coraggio io sono a casa ad aspettarti…”

Tutte le volte che ascolto questa canzone mi commuovo. La maggior parte degli ergastolani vivono ormai di sogni e di ricordi, hanno cancellato dalla loro mente l’oggi ed il domani ed infatti i loro discorsi iniziano quasi sempre con: Quand’ero fuori…
“Puoi fare la stessa cosa nell’Aldilà e dire: Quand’ero vivo”.
L’ergastolano non può contare più su nulla, pochi possono contare sulla sola forza di volontà, io sono uno dei pochi fortunati che possono contare anche sull’amore. Cammino per la cella a testa bassa e lentamente, come se fossi stanco, viaggio dentro di me e penso ai miei figli, quando penso a loro, in momenti del genere, il mio cuore si riempie di speranza. Amare è ancora più bello che essere amati. Con occhi sognanti mi fermo a guardare le foto del mio nipotino attaccate al muro ed ogni volta che vado avanti e indietro per la cella vedo che mi sorride in maniera diversa, in certi momenti mi ricorda mio figlio, quand’era piccolo. Molti detenuti per sopravvivere si creano un proprio mondo sognato ed immaginario. Io sono più fortunato degli altri, infatti non ho bisogno di sognare l’amore perché questo, grazie ai miei cari, è già dentro di me. Mi guardo intorno, la mia cella è stata modificata dai biglietti di Natale tridimensionali che mi ha mandato mia figlia, per attaccarli ai muri e così sento più la sua presenza. Vado a leggere per l’ennesima volta la sua lettera:
“Caro Papà, l’augurio più grande che ti posso fare è che finalmente con l’arrivo di questo nuovo anno le cose inizino ad andare per il verso giusto, perché te lo meriti tanto! Ma se anche non fosse così, vorrà dire che aspetteremo ancora, perché qualsiasi difficoltà il futuro ci metta davanti, noi la supereremo insieme. Sarai sempre in tempo per tutto, perché io ti aspetterò finché ce ne sarà bisogno! Ho tanto bisogno di te, di sapere che mi sei vicino ogni giorno… Non riesco ad immaginare un genitore migliore di te, perché non mi hai fatto mancare niente, neanche la tua presenza, perché sei stato sempre con me. Mi hai insegnato a lottare per le cose in cui credo, anche se le possibilità di cambiare qualcosa sono scarse, perché lottando per le giuste cause si vince sempre. Papà continua sempre ad illuminare il mio mondo. Ti voglio un’infinità di bene.”
Mancano meno di due ore a mezzanotte, continuo a camminare per la cella, avanti ed indietro, a passi lenti. I pensieri tristi mi si affollano nella testa, così numerosi che invece dell’ultimo giorno dell’anno mi sembra l’ultimo giorno della fine del mondo. Si può uccidere un uomo in tanti modi, torturandolo, impiccandolo, sulla sedia elettrica, ma lasciarlo morire lentamente con la pena dell’ergastolo è qualcosa di più mostruoso.
“Siamo tutti mortali e morire è solamente una questione di tempo. Prima muori e più sofferenza e galera risparmi.”
No! Bisogna sempre lottare, anche quando non si sa come fare per vincere, perché solo lottando si può sperare di vincere. E male che vada, se perdi, lo puoi fare con il sorriso sulle labbra. Pensare alla morte mi ha fatto venire fame. Come al solito! Apparecchio sul letto così ho più spazio, metto lo sgabello di traverso, in questa maniera riesco a sedermi all’altezza del letto. Musica di sottofondo, mi bevo l’aperitivo e brindo a voce alta ai miei familiari. Ed inizio a mangiare. Ormai manca mezz’ora a mezzanotte, non so come ammazzare il tempo e mi metto a camminare con animo depresso.
“Io, un’idea per ammazzare il tempo, ce l’avrei!”
La so già la tua idea, porta sfortuna impiccarsi a Capodanno.
“Sei incorreggibile, continui ancora a credere e ad aggrapparti alla vita, anzi ci dormi e ci sogni pure sopra, fai finta di non accorgerti che se anche tu non hai abbandonato la vita, è lei che ha abbandonato te e ti ha sepolto per sempre fra sbarre e cemento.”
Non è così, fin quando io avrò qualcosa in cui credere, qualcuno d’amare, la vita sarà sempre con me. L’amore è la mia debolezza, ma anche la mia forza.
“Piuttosto che darmi retta, sei disposto a giurare che il giorno è la notte, e la terra è il cielo.”
Perché non è così? È solo il nome che si dà alle cose che fa la differenza fra di loro.
“Ma non sei ancora stanco di questa vita e di questa disperazione? Perché non scegli di morire a testa alta come fece Socrate piuttosto di stare prigioniero per tutta la vita?”
A parte che non ho la cicuta, lui preferì morire che scappare, io, invece, preferirei scappare che morire!
“Nulla come la morte riuscirà a farti sentire vivo.”
Dici! A me fa sentire vivo l’amore della mia compagna, dei miei figli e del mio nipotino.
“Sei il solito stupido sognatore. Nelle tue condizioni la morte ti potrà dare di più di quello che ora ti sta dando la vita.”

Avanti ed indietro per la cella, ormai mancano pochi minuti a mezzanotte. Mi prende una specie di tranquilla malinconia. Accendo la televisione per illudermi di essere in compagnia, ma le immagini di festa mi mettono ancora più tristezza e la spengo subito. La solitudine, la tristezza ed il silenzio mi fanno venire voglia di essere in un altro luogo… accanto alle persone che amo. È l’ora! Si sentono i primi botti d’artificio fuori! Qualche detenuto sbatte il blindato. Qualche altro si mette a gridare. Io preferisco continuare a camminare e a pensare. Il vecchio anno è morto ed il nuovo anno è arrivato, ma per me è come se fosse già nato morto anche questo.
Dopo mezz’ora, i rumori dei festeggiamenti di fuori non si sentono più. La sezione è silenziosa, molti detenuti sono andati a letto. Apro la finestra, mi riempio i polmoni d’aria fredda. La luna splende alta nel cielo e la notte ora è straordinariamente silenziosa. Mi sembra persino di sentire il battito del mio cuore, probabilmente perché batte così forte d’amore per tutte le persone che amo e che mi vogliono bene. E vado a dormire pensando, purtroppo, anche al prossimo capodanno da ergastolano.

Carmelo Musumeci
Carcere di Nuoro, anno 2006