Questo testo mi è giunto totalmente inaspettato sulla mia casella di posta elettronica, alle 4:15 di notte… il titolo era “vorrei poter fare gli auguri al mio amore dal vostro sito“… il mittente era.. Paola Valentino… e il testo chel leggerete è della moglia di Giiuseppe Martena, detenuto alla “Dozza”, il carcere di Bologna.

E una dolce brezza, nonostante tutto il dolore che vibra in questa lettera.. una dolce brezza mi attraversa il cuore, per tutto l’amore che in essa è contenuto. In questi giorni a volte cupi, dove molte storie continuano a subire l’accanimento dei Cani Lupo.. dà sempre forza sentire manifestarsi il Potere dell’Amore.

Giuseppe Martena non è esattamente un ergastolano. Da quanto penso di avere capito, prima o poi uscirà. Ma questo non è un problema per il Blog. Il Blog parla “fondamentalmente” di ergastolani (ostativi in particolare), e di persone che scontano carcerazioni dure o in regimi “speciali”.. ma non è dogmatico, e in contesti particolari, o dove c’è una determinata occasione o un senso profondo, può sconfinare anche in altri territori del Mondo Carcere.

Paolo Valentino magari crede che il dono lo facciamo noi a lei. Ma è anche lei che lo fa a noi.. ci regala questa lettera magnifica.. queste note di dedizione totale.. E regalerà anche un momento indimenticabile al marito, quando saprà che il suo compleanno è stato “festeggiato” anche sul Blog.

Ma non voglio parlare più…

Vi lascio a questa meravigliosa lettera…

Buon compleanno Giuseppe Martena.. e grazie Paola Valentino.. per questo momento che ci hai regalato..

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” Il mio compagno si chiama Martena Giuseppe ed e’ attualmente detenuto nella casa circondariale DOZZA di Bologna, ” oggi e’ il suo 32 esimo compleanno e dobbiamo trascorrerlo cosi’, non si poteva fare diversamente, i colloqui sono solo di mercoledi’ e poi la distanza mi permette di andarlo a trovare solo una volta al mese.

Non e’ facile essere la compagna di un detenuto, ma questo e’ risaputo…Amarlo , aspettarlo, seguirlo, rispettarlo come merita e’ come  ritrovarmi catapultata in uno stato di conservazione, vado avanti come meglio posso, il lavoro è diventato la mia  priorita’, devo lavorare per guadagnare, devo lavorare tanto per tenere la mente occupata, meno penso, meglio e’ perche’ da un momento all’altro la tristezza, la malinconia, l’angoscia mi possono far cadere in uno stato depressivo spaventoso da rischiare di far male a me stessa…Amare un uomo detenuto e’ straziante, perche’ l’amore , se e’ vero, se e’ grande strazia gia’ di per se! Lo stato di conservazione prende il sopravvento, la mattina mi sveglio e sono molto meccanica, mi alzo e comincio la giornata guardando quella foto sul comodino, quello sguardo mono espressivo, sempre uguale…LUI e’ li, non hai altro, solo quella foto e da li non lo vedi mai arrabbiato, mai triste, mai disperato..non traspare l’orrore che si nasconde dietro ed il mio primo gesto e’ quello di dire BUON GIORNO AMORE MIO, ma con la morte nel cuore, perche’ poi mi giro e guardo quella meta’ del letto sempre intatta e mi concedo due secondi, mai di piu’, per pensare al suo viso abbandonato nel sonno sopra a quel cuscino. Aspettarlo… giorno dopo giorno non  penso ad altro, prima o poi finira’, me lo  ripeto in continuazione, prima o poi deve tornare a casa, la sua vita e’ questa e non e’ nato li’ dentro per morire li dentro, dovra’ tornare!!!

 Seguirlo… per tutta la buona volonta’ che io possa avere, questo mi viene anche impedito, devo accontentarmi di sole 3 ora al mese, perche’ e’ distante, perche’ lui e’ detenuto a Bologna ed io vivo a LECCE ,  e’ costoso, ed e’  devastante tutto cio’ , 3 ore al mese e 10 minuti di telefonata alla settimana..e’ tutto cosi’ limitato, cosi’ riduttivo, e’ tutto cosi’ doloroso..

Rispettarlo in tutti i sensi, completamente, vivere per lui e di lui..non esiste altro, non si puo’ avere una vita al di fuori di questo, e non per divieto, ma perche’ una vita senza il proprio Amore che vita e’ , cosi’ in automatico i detenuti diventano due, il reato lo si paga in due, la pena la si sconta in due..” NEL BENE E NEL MALE “ in amore funziona cosi’…!

Ehhh gia’ …il mio uomo non e’ con me, non posso consolarmi, in quanto non e’ partito in missione in Afghanistan  e non e’ nemmeno partito per lavorare fuori come tanti altri..il mio uomo vive nella torre, e muri, e porte blindate e guardie ci separano…e’ giusto cosi’, deve pagare il suo debito con la societa’, ha sbagliato a 20 anni vivendo in una realta’ molto difficile, ma deve pagare..cosi’ si decide che bisogna privarlo della liberta’ , del tempo e dell’esistenza stessa, ma perche’ deve privarsi anche di me, perchè???

E’ per questo che la mia vita e’ sospesa quanto la sua in un modo di esistere che ha sempre troppo vuoto intorno.

3 ore al mese, tutto ruota intorno a queste tre ore…me le devo far bastare , tre ore preziosissime durante le quali devo farci stare tutto , tenerezza, confronto , notizie e spesso anche silenzio…ho imparato ad essere molto abile, devo usare ogni suo gesto, ogni suo sguardo , il suo tono di voce, le sue braccia che mi stringono, tutte le parole che mi dice e anche quelle che non mi dice, il profumo della sua pelle , il calore delle sue mani..solo cosi’ poi posso dare un senso alla nostra storia , perche’ finite quelle tre ore, mi ritrovo di nuovo catapultata in una vita che non voglio, una vita senza di lui..solo quelle tre ore mi ridanno la percezione che lui esiste veramente e che non e’ solo il frutto della mia immaginazione. DIO…. quanto male fa la fine del colloquio, mi ritrovo li pensando che dovra’ passare un altro lunghissimo e interminabile mese prima di rivederlo, e l’angoscia prevale su tutto. Eppure c’e’ quella vigilia , il giorno prima del colloquio e le poche ore antecedenti che è tutto un insieme di gesti e pensieri..sento il mio stato d’animo sospeso, emozionato..sto’ li attenta ad ogni minimo dettaglio, non mi deve sfuggire niente, non devo perdere il passo o niente sara’ adeguado alla situazione… la preparazione e’ piu’ mentale che fisica e mi ritrovo di nuovo li’ ,percorro quel lunghissimo viale, ho in mano le borse con tutto quello che gli dovra’ servire in quel mese, vestiti che mi ostino a stirare perfettamente, ma che una vota passato il controllo le ritrovi tutte aperte, rigirate e stropicciate, ma in cuor mio so’ che le ho coccolate per lui e questo mi consola un po’..percorro quel viale e mi ritrovo li’, si comincia con l’attesa, ti guardi intorno e vedi solo gente che soffre come te, abbassi lo sguardo e aspetti..un minuetto di gesti e frasi che si ripete, sempre uguale, nomi pronunciati come se fossimo tutti dei soldati in fila pronti per marciare, ordini impartiti, voci severe, domande risposte e poi mani sulla mia persona, uno spettacolo sempre uguale. Mi auto convinco che non mi deve importare nulla  di quel luogo e di quella realta’ , sento solo i battiti del mio cuore sordi dentro al mio petto e desidero con tutta me stessa che nemmeno un pezzetto della mia dignita’ venga perso nelle varie fasi di quel passaggio obbligatorio. Dopo di che non mi resta che ricomporre subito il mio cuore e aspettare di sentire il nome del mio uomo…e da quel momento in poi e’ solo gioia, la chiave gira nella porta e finisce l’intero mese fatto di quell’attesa..e con esso finisce la non-esistenza. Incontro i suoi occhi, le sue braccia mi stringono a lui e in quell’abbraccio c’e’ di tutto, e poi c’e’ quel bacio cosi’ dolce e mai rassegnato , appena le sue labbra si poggiano sulle mie mi sento fortunata e dimentico ogni fatica, ma d’istinto ti guardi intorno e non puoi che renderti conto che e’ una continua , impercettibile violazione  quella che vive la mia persona, obbligata a mettere in pubblico ogni sguardo, ogni sorriso, ogni gesto tenero, ogni minima effusione, tutto e’ intimita’, anche un sorriso o una lacrima , ma in quel contesto l’intimita’ ti viene negata. Tre ore, sembrano tante vero? Non vi posso far capire quanto passano in fretta , vedi quella guardia che entra nella sala con quei fogli in mano e lo guardi sperando che sia entrato per chiamare qualcun altro , ma invece chiama lui, ed una fitta al cuore te lo blocca per alcuni istanti, l’atmosfera diventa fredda, la mente non riesce piu’ a controllare quello che sta accadendo, il mio uomo mi pronuncia parole , ma non riesco ad elaborarle, si raccomanda e continua a ripetermi che tutto questo finira’, che mi ama, e che vuole che io sia tranquilla e poi si dissolve ed io resto li’ al centro della sala e ogni volta mi chiedo come faccio ad accettare , mi stupisco del mio resistere a quell’estrema voglia di piangere e di urlare, di riuscire a trattenere il dolore, di sopportare che me lo portino via , che lo portino in un’altra dimensione , in cui io non posso nulla.

Mi manca maledettamente, ho bisogno di lui, siamo molto giovani ancora e abbiamo una vita da ricostruire..quel ragazzo di 20 anni non c’e’ piu’ e al suo posto ora ce’ un uomo che in questa giornata ha compiuto 32 anni, un uomo che ha sofferto, un uomo che ha pagato, un uomo che ha capito a sue spese gli errori fatti in passato e non vuole piu’ sbagliare, un uomo che ha bisogno di me, del mio amore, della mia totale dedizione, del mio appoggio e supporto, un uomo che sogna solo di ritornare a casa e vivere una vita dignitosa con la sua famiglia che lo aspetta ..un uomo che chiede solo di essere messo alla prova, un uomo che nessuno vuole ascoltare !

Oramai questo amore vive e cresce solo grazie all’unico mezzo a nostra disposizione che non ha limiti di tempo…tutti i giorni ci cerchiamo in quei fogli e in quell’inchiostro…le nostre lettere sono parentesi di vita , le aspettiamo con ansia, controlliamo i tempi e i modi in cui ci vengono consegnate.

Io le osservo giacere nelle mani del postino e gia’ mi parlano di lui, scorro su di esse e so con certezza , quello che vive lui, quello che pensa, quello che prova. Riconosco il suo umore , mi soffermo su ogni singola parola che mi scrive e ancor di piu’ su quello che mi tace. Gli scrivo tantissimo anche io e benedico la carta , la penna e quella grafia che si dispone sul foglio dando forma ai nostri pensieri, alle nostre emozioni, alle nostre paure e non temo il giorno in cui le parole potrebbero farsi logore e suonare vuote, non si stancheranno mai e nemmeno il tempo diventato ormai troppo lungo puo’ nulla.

Io mi chiamo Paola e questa e’ un piccolo riassunto di questa difficile , ma grandissima storia d’AMORE…

Amo alla follia Il mio GIUSEPPE e guai a chi me lo tocca e a chi spreca parole sul suo conto, vivo di lui e per lui e cosi sara’ fino a che avro’ un cuore che batte!

Sconteremo questa pena e lui tornera’ da me e ci vivremo la nostra vita come meritiamo di viverla!

Quest’ anno volevo che gli arrivassero degli auguri speciali…perche’ il 12/10/1978 Dio ha deciso di far nascere il Mio ANGELO , e nonostante la sofferenza e la condizione io non smettero’ mai di ringraziarlo, perche’ lui e’ tutta la mia vita ed e’ la cosa piu’ bella che la vita mi abbia mai regalato!

Ti amo incredibilmente anima mia..TANTISSIMI AUGURI dalla tua sempre piu’ innamorata Signora Martena J