Quella che leggerete è un estratto di una lettera molto più lunga..

ma è talmente significativo, che voglio pubblicarlo da solo, rimandando ad un  altro momento la pubblicazione della parte rimanente della lettera..

Nellino Annunziata tocca corde delicate in questi passaggi.. scrivendo come al solito pane al pane, mostrando anche quei lati problematici che possono caratterizzare la quotidianità del rapporto carcerato mondo esterno, soprattutto nel caso dei detenuti con le mogli..  E ci regala cosi uno spiraglio di vita concreta, al di là di tutti i discorsi astratti sul carcere..

E poi è anche uno spiraglio di umanità, che di ce molto della persona Nellino…

Ed è anche un grande apprezzamento e ringraziamento verso la moglie e la sua straordinaria dedizione verso di lui..

Credo che sia davvero importante leggere passaggi come questi..

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Il Cammino di Santiago? E già! E quel “CAMMINO” è lungo uguale. E’ dedicato a mia moglie, e descrive più o  meno il “suo”, il “nostro” cammino insieme. Lei sa di cosa parlo, ovviamente. Dagli inizi, alle bugie, al suo papà che le diceva che ero “Nellino”, e lei che si ostinava a rispondergli che mi chiamavo Francesco, alle uscite sempre fuori zona, a non capire perché non restavamo a girare per il “nostro” paese, fino al primo arresto e relativa lettura dei giornali locali, e conseguente rimbotto al primo colloquio.

Al suo non riconoscere il Nellino che raccontava la gente, ma guardare solo il suo Francesco. Accettare le conseguenze delle mie azioni, con alti e bassi come in tutte le coppie. Ma tant’è.. è ancora qui e ogni 15 giorni si sobbarca 800 km tra andata e ritorno per stare tre ore seduta con me in un tavolino, e crescendo due figli da sola, lavorando, e sobbarcandosi infiniti sacrifici, mille difficoltà, depressione, guai..ecc..ecc..ecc. Ma senza mai mancare una volta, ovunque mi trovassi, di notte o di giorno, malato o sano. A Livorono, incinta del mio secondo figlio, prendeva il treno a mezzanotte per stare lì alle 7:00 del mattino, e sedersi fra i due scompartimenti perché non c’era posto.

Guarda, nessuno può immaginare quello che passano queste donne, e i sacrifici che fanno non sono mai abbastanza apprezzati. E noi detenuti, ti assicuro che succede a tutti, ci arrabbiamo se ci portano un paio di calzini di un colore diverso da quello che abbiamo chieso, litighiamo con loro se tarda una lettera ad arrivare, se ci ha portato il pollo anzichè il tacchino, e altre futilità varie.

Se ci pensi, ti sembrerà impossibile, ma ti assicuro che è così per tutti. Prova a chiedere, fai una domanda del genere: “per quali motivi si può litigare con la moglie al colloquio?”

E vedrai quali risposte riceverai. E’ incredibile come riusciamo ad essere stupidi. Poi ci sono casi patologici come il mio, che se non litighiamo iniziamo a domandarci se non ci sia qualcosa che non va, visto che sono vent’anni che litighiamo, allora… IRRECUPERABILE! 🙂

Poi dipende dal tuo interlocutore. Purtroppo l’ignoranza, l’ipocrisia è ancora tanta, troppa. Pertanto trovi ancora gente che pensa: donna zitta e muta. Da quando io ero fuori litigavo con i miei amici per questo, gli dicevo: “voi non volete una moglie, ma un robottino che fa quello che le dite”. Io amo confrontarmi con lei, discutere con lei, prendere decisioni con lei. Ovviamente sugli argomenti che possono essere di sua pertinenza.

Proibirle di uscire? E perché? PROIBIRE! Che brutta parola. Dove siamo, al Medio Evo? No! Viva la libertà! Liberi di fare le proprie scelte, nel rispetto dell’altro e della coppia. Io so cosa può darti dispiacere, tu sai cosa può darmi dispiacere, entrambi felici di rispettare le idee dell’altro. Quando diventa un sacrificio rispettarle, allora significa che non c’è più quello che c’era prima, ed è inutile costringere qualcuno a fare quello che non vuole. Dal primo giorno l’ho sempre pensata così, e questi erano i “litigi” con i miei  amici, che le tenevano segregate in casa o le facevano uscire vestite col “BURQA”.. Io no, e le loro mogli si lamentavano, perché dicevano: “Nellino non è così, ha fiducia”. E quelli se la prendevano con me…:-)

Scusa lo sfogo, ma è bello che chi è all’esterno sappia che ci sono anche queste cose dietro alle persone detenute. E poi tu mi hai scritto  proprio una bella lettera…

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