Questa è la seconda recensione di un libro, che pubblichiamo. Anche stavolta l’autore è Claudio Conte, detenuto a Catanzaro.

Claudio più volte ha pensato che sul Blog potesse esservi una vera e propria rubrica di “recensioni”. 

Bene, a partire da questa seconda recensione, inauguriamo pure questa rubrica, aperta ai detenuti che vorranno dire la loro su un libro, un film, un disco, qualcosa che ha toccato loro la mente e il cuore.

La recensione che pubblico oggi.. Claudio l’ha scritta sul libro di Vittoria Coppola “Gli occhi di mia figlia”.

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Gli occhi di  mia figlia   – Lupo editore

di Claudio Conte

 

 

Un libro che ho cercato… voluto leggere.

Di quelli che non trovi nelle recensioni o elenchi promozionali, ma del quale l’ “eco” ti giunge dai remoti luoghi dell’anima…

Non uno dei tanti libri che ormai “vomita” l’editoria industrializzata, che ha deciso di promuovere con le più innovative e aggressive forma di marketing. Ma uno di quei libri che corrono il rischio di nascere e sparire… impedendoci di viverlo e con lui crescere, emozionarci…

Quello che ho letto, appunto, è un libro edito da una piccola casa editrice, di un’autrice sconosciuta ma capace di lasciare una sua traccia.

Una storia “normale”… che con ben assestati “colpi di scena” diventa romanzo che cattura… con la capacità di stupire.

Un libro che può essere letto in un pomeriggio grigio… e regalarci momenti di “vita”.

Un libro “giovane”, come l’autrice che si rivela esperta scrittrice.

Un romanzo non lunghissimo, con pagine che non stancano, ma affascinano, con una miscela nella quale i temi e i sentimenti paradigmatici dell’esperienza umana trattati, sono stati dosati con sottile arguzia. Una formula riuscita. Poca filosofia, ma molto senso della vita.. riflessioni sulla vita.. sull’amore, da quello dell’amante.. a quello di madre.

Gli imputati principali messi sul banco d’accusa in questa storia, sono la cattiva abitudine a volere controllare la vita altrui (“per il loro bene”) da una parte; e la mancanza di coraggio nel viverla dall’altro, che ti porta a ripiegare su vite di comodo, con le quali siamo capaci di rovinarci l’esistenza. “Una vita senza mezze misure”. L’unica che abbiamo la possibilità di vivere. L’unica che ci è concessa.

Lo stile è morbido, non graffiante, come possono esserlo le parole di una donna, una ragazza che crede nell’amore, un sentimento che vince sempre e comunque, di quelle che “fondano la loro esistenza sulla bellezza e la verità dell’amore”, grazie alle quali alla fine tutto si aggiusta…

Catanzaro, 13 dicembre 2011