Ecco il muro dei nomi. Ecco tutti i loro nomi. Che siano di “questi” loro, o di “altri” loro, adesso non importa. C’è sempre stato questo Muro che contiente tutte le firme una a una, a segnare il passo di una stagione di pianto o di risveglio. Uno dopo l’altro. nomi chiamano il battesimo, il battesimo del sangue o del fuoco. Una persona che guarda il Muro forse sogna, ed è già qualcosa. Due sono il principio di una evasione. E non si agitano gli eterni paraculo e paranoici guardiacaccia e guardiacani che con scrupolo ossessivo scrutano questo e altri spazi per vedere se trovano.. oh Dio.. tracce di materiale incandescente o parole d’ordine.. brrrr.. pericolose. L’Evasione di cui parlo ha un senso di riscossa spirituale, di rivoluzione interiore, di rinnovato legame collettivo, di presa di coscienza che porta a una trasformazione sociale che può incidere sulle strutture di dominio e le pratiche che violano la dignità. Qualunque esse siano.

Questo post è come quella raccolta di firme sul muro. E’ un post collettivo. Tramite il nostro Domenico Pace (per il contatto col quale ringraziamo la nostra Mita che ce lo ha fatto conoscere) ci sono giunte mille “urla” da tanti ergastolani detenuti a Carinola. Tanti pugni battuti sul tavolo. O piedi battuti per terra. Un grido collettivo… Carinola si accende e dice.. NOI CI SIAMO.. ANCHE NOI… E il blog si estende, e si estende la rete di tutti gli ergastolani.

Dico ergastolani.. ma tra i messaggi che leggerete qui sotto (e non sono tutto il materiale che mi è arrivato) troverete anche righe di solidarietà di non ergastolani.. e, alla fine, volutamente alla fine, ci ho messo un messaggio di una donna.. “libera”.. non da un carcere allora.. ma da Rosarno.. Patrizia.. la moglie di Domenico Pace.

Ecco il muro di Carinola.. ogni firma è un mondo, ogni mondo è un milione di firme…

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Mi chiamo Bonavita Giovanni. Mi trovo nel carcere di Carinola. L’ergastolo per me è una pena disumana, e bisognerebbe abolirlo. Sono vicino a tutte le persone con questa pena, che vivono tantissime sofferenze insieme alle loro famiglie. (Bonaviita Giovanni)

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Mi chiamo Esposito Sansone Antonino. Mi trovo nel carcere di Carinola. Il fine pena mai è morte. Non c’è atrocità più graande. Abolitelo. (Esposito Sansone Antonino)

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Mi chiamo Giura Vincenzo. Mi trovo nel carcere di Carinola. In questa sezione ci sono tantissimi ergastolani, detenuti da più di 20 anni. I giustizialisti e i membri del governo dovrebbero dire basta ed approvare una legge perché tutti possano avere un fine pena. (Giura Vincenzo)

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L’ergastolo ostativo. Sono solo due parole di una atrocità indefinibile per tanti condannati che con questa pena possono solo aspettare la morte. I responsabili devono intervenire per abolire l’ergastolo, in modo da far tornare a vivere con le loro famiglie queste persone che soffrono e sono inermi.  (Selievone Mario)

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A volte guardando gli ergastolni giù al passeggio mi sembra di vedere il musical di Michael Jakson “Thriller”. (Savarese Luca)

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Riguardo l’ergastolo ostativo ho poco da dire. Se non si vivono certe cose non si possono spiegare. Nella mia disavventur ho avuto il piacere di conoscere persone che si trovano in carcere d 20 e più anni. E non riesco a capire cosa vuole ancora lo stato itliano d queste persone, che secondo me hanno pagato abbondantemente per gli errori fatti. E’ pura cattiveria tenerli ancora in carcere. (Vincenzo Totaro)

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L’ergastolo ostativo è come il tumore. Uccide piano piano il detenuto. (Massimo Scoglio)

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Dicono tantissime cose belle dell’Italia, ed è così. Però non dicono che in un paese civile e democratico l’ergastolo ostativo non dovrebbe esistere, perché non è altro che un pena di morte consumata  a fuoco lento. Quindi, ci vorrebbe un condanna che abbia un fine pen, cercando, al contempo, di recuperare la persona che ha commesso anche dei delitti grvi, affinché possa ritornare in società equilibrato interiormente e ravveduto dai suoi errori. (Rotondale Elio)

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Da ergastolano in galera da oltre 20 anni mi sono reso conto oggi, senza speranza, che l’ergastolo è solo morte. Mi auguro che l’Itali diventerà garantista per abolire questa infame pena. (Zappulla Alfio)

Sono un detenuto non ergastolano. Però penso e credo fiduciosamente che questa pena atroce verrà abolita. E’ vergognoso sapere che assieme agli ergastolani soffrono e muoiono anche le loro famiglie. (Savarese Giovanni)

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L’ergastolo ostativo è una pen che non finirà mi. Tutti gli ergastolni ostativi non vedranno mai la luce del sole e la speranza di vivere assieme alle loro famiglie non srà mai possibile se esso non verrà abolito. Da detenuto non ergastolano osservo il viso di tante persone sofferenti con quella pena, ed è uno strazio indescrivibile. (Morgana Giuseppe)

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Meglio morire che avere una condanna con fine pen mai. Abolite questo infame ed atroce ergastolo che uccide giorno per giorno. (Langella Agostino)

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Sono contro l’ergastolo ostativo, in quanto lo ritengo ingiusto e incivile. Si tratta di morte vivente. (Barbetta Rocco)

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Io sottoscritto Angelo Pagliara credo che la pena ostativa sia per l’ergastolo che per i reati reintranti nell’art. 4 bis non sia giusta in primo luogo per il seguente motivo: mi fanno scontare fino all’ultimo giorno di pen pur essendo ritenuto un detenuto modello. Quindi chiedo ai nostri governanti che la legge sia modificata applicando la Gozzini. (Angelo Pagliara)

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L’ergastolo è il modo con cui la società “civile” mette a posto la propria coscienza: <<Non ti dò una morte istantanea e non mi sporco le mani. Ti dò l’ergastolo!>> Praticamente non ti ammazza in modo evidente, ma lo fa celatamente, ammazzandoti mille, centomila volte nel corso della tua pena che non finirà mai. (Verde Antonio)

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Con profonda solidarietà mi unisco a coloro “che non hanno voce” per provare a gridare all’orecchio di “chi non vuole sentire” che è arrivato il momento di dire BASTA a questa, al quanto ingiusta, pena dell’ergastolo ostativo, che sostanzialmente equivale, se non è peggiore, alla pena di morte. Un caro saluto ed un bocca al lupo a tutti gli ergastolani d’Italia. (Strangio Sebastiano)

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Io sottoscritto Labouti Mohamed, anche se non sono ergastolano, vorrei che l’ergastolo ostativo venisse abolito, perché i miei compagni di detenzione (ergastolani) sembrano dei condannati a morte. Anche se conoscendoli li ritengo molto umani, e spero un giorno di sentire che questa aberrante pena è stata abolita. (Labouti Mohamed)

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Sono una vedova, pur avendo il marito vivo. Con l’ergastolo ostativo per mio marito sono nelle sue stesse condizioni.. “morta”. Desidererei che l’ergastolo ostativo venisse abolito, per poter un giorno ritornare a vivere con lui e nostro figlio. (Da Rosarno.. Patrizia, moglie di Domenico Pace)

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Ne sono certo, l’abolizione dell’ergastolo sarà una conquista sociale inevitabile, che a suo tempo si realizzerà. Così ci insegna la storia. E’ compito della politica saper accellerare questi tempi, ma della politica illuminata e coraggiosa, che a costo della impopolarità imponga il buon senso. Invece si mantiene questa pena anacronistica in contraddizione con la Costituzione, e che si fa beffe del ruolo di uno stato moderno, che sappia anche perdonare. Perché? A questa domanda non so (non voglio) rispondere. Ma non riesco a rassegnarmi e la porrò sempre. (Vincenzo Pandolfo)

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<<TU, PROPRIO TU, LO SAPEVI…?>>… Sono un detenuto attualmente ristretto presso la Casa Circondariale e di Reclusione di Carinola (CE), con ancora alcuni anni da scontare. Da qualche giorno sono venuto  a conoscenza del nuovo Blog dedicato a tutti coloro che si ritrovano a scontare il cosidetto “ergastolo ostativo”; così mi sono sentito in dovere di manifestare tutta la mia solidarietà nei confronti di coloro che, forse il destino, ha voluto fossero al timone di lunghissime battaglie che ormai durano da molti anni: se solo si pensi che siamo nel 21° secolo!  Se si prova a riflettere sul significato delle due parole, “ergastolo ostativo”, si capisce come sia tragica  la situazione cui sono costretti  vivere queste persone ogni istante della loro esistenza. Molti sconoscono questa realtà. In verità, tanti cittadini comuni pensano, anzi sono veramente convinti, che tutto quello di cui stiamo parlando  non esista affatto. Questo anche dovuto, forse, all’informazione dei mass media che non sempre danno le più fedeli informazioni dei fatti. Io, personalmente, che vivo a stretto contatto  con queste persone (ergastolani) di una sensibilità incredibile, ahimé, da ormai qualche anno, mi capita di meditare e, anche, di immedesimarmi in loro per capire quali siano le loro ragioni che li spingono a continuare a vivere, considerato che, ad oggi, non vi è nessunissima possibilità di uscire se non da morti. Una risposta più che logica, credo, sta nella speranza che queste persone possano un giorno avere la possibilità di rifarsi una nuova vita, nel rispetto delle regole e con la consapevolezza di non poter più venire meno nei confronti della società. Che si dia quindi una possibilità a queste persone che tanto desiderano dimostrare al mondo che non sono esattamente come sono stati descritti e ritenuti tutt’oggi, ma ben sì di essere delle persone con un’anima e un cuore grande: nella vita, riprovarci, è un diritto per tutti, compresi i condannati all’ “ergastolo ostativo”. Un caro saluto  a tutti gli ergastolani (Daniele Migliorsi)

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Sono un ragazzo di 23 anni e mi trovo ristretto presso la Casa di Reclusione di Carinola. Vorrei esprimere il mio modesto pensiero sull’ergastolo. Innanzitutto dico al mondo intero che non c’è vita da buttare. In particolare quando essa si può recuperare. Penso che sia meglio condannare alla sedia elettrica piuttosto che subire una condanna all’ergastolo “ostativo”. Entrambe portano alla morte, la prima subito, la seconda fino a che la persona condannata vive. Quindi, meglio morire subito che dopo tanti anni di sofferenza non solo del condannato, ma anche dei suoi cari. Durante l’arco della vita tutti possono sbagliare, ed è giusto che hi commette qualsiasi reato paghi, ma deve avere la consapevolezza di subire una giusta condanna, e che la stessa abbia un fine pena. Dentro ognuno di noi vi è tanta voglia di vivere, perciò aiutateci a non buttare le chiavi delle nostre celle e fate in modo che ogni detenuto possa essere recuperato e reinserito, una volta pagata la sua pena, nella società da cui era stato prelevato e portato via. Vita e speranza a tutti. (Franco Cortese)