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In questo post pubblico le risposte che Marcello Dell’Anna -detenuto da alcuni mesi a Nuoro- ci invia in relazione ai commenti che sono giunti ai suoi testi.

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Per  Alessandra Lucini

Cara Alessandra. Scusami se solo ora riesco a scrivere e rispondere ai tuoi commenti, alle tue oculate osservazioni scritte in merito alla mia vicenda e anche ai testi che ho voluto far mettere sul blocca. Ringraziarti forse sarebbe troppo  poco dato che oggi giorno la maggior parte delle persone dell cd. Società civile (civile di cosa?) destinano una limitata attenzione a noi che siamo considerati gli “ultimi”, quelli  che sono  dei “vivi-già-morti”. Ma mi accontento di voi…perché  pur  poche  nel numero siete smisurate d’animo. Il vostro grande cuore fa  di voi delle persone davvero uniche..

 

Per Pina

Cara Pina, chiedo scusa  per il ritardo con il quale  rispondo alle   tue parole . Mi sono state di grande conforto, per diversi ordini di ragione. La solidarietà che destini a persone  come noi, detenute ed ergastolane, che i “tanti” vorrebbero che  fossero…buttate le chiavi in mare..., non sapendo nemmeno se, mentre proferiscono queste disconnessioni, il loro cervello stia  elaborando concetti concreti e logici. Cara Pina, il tuo porgere la mano agli altri in momenti di bisogno ti rende onore e fa di te una persona eccezionale. Io non ti conosco…ma credo che se del tuo tempo ritieni ritagliarne una parte per noi, lo fai perché lo senti col cuore, perché vuoi dare conforto a chi necessita e non per passare dell’insignificante tempo davanti ad un computer.

 

Per Laura Rubini

Cara Laura, anche a te chiedo scusa  se solo ora rispondo alle parole di sostegno e conforto che hai usato nei miei riguardi. In questi luoghi è difficile (ma non impossibile)  vincere l’ozio e spezzare la catena della solitudine in sui spesso noi detenuti restiamo confinati. Ebbene, se qualcuno dovesse domandarmi se in carcere viene data attuazione al trattamento rieducativo gli risponderei semplicemente che questi luoghi, nella stragrande maggioranza delle volte, peggiorano le persone rendendole più criminali di quando sono entrate e non per volontà del reo ma  per inettitudine dello Stato, per mancanza di attività, di lavoro, di istruzione. La rieducazione del detenuto non dovrebbe diventare un aspetto  secondario  rispetto  alla  condanna . Per me la rieducazione è stata una “lotta” che ho dovuto e voluto affrontare con me stesso, con i miei pregiudizi, con la mia diffidenza, col mio modo di pensare deviato e deviante, col mio modo di essere, con pseudo-valori e pseudo-regole di comportamento che mi tenevano davvero “prigioniero”. Da quella lotta ne sono uscito vincitore sconfiggendolo (ahiloro) anche chi pensava che io come ero …continuavo ad essere. Oggi, invece, posso dire di sentirmi davvero  “libero” , una persona diversa e migliore.

 

Per Giuseppe Rotundo (alias Giuseppe dei cavalli)

Caro Giuseppe, grazie per le tue parole di sostegno e grazie per aver riconosciuto in me una persona cambiata e migliorata. Spero che questa mia scelta di vita serva anche da monito a tanti giovani nostri compaesani che sono nel limbo della devianza Perché la devianza non è una condizione statica ma transitoria e, quindi rimessa solo ad scelta coraggiosa e responsabile in capo a colui il quale decide di voler cambiare veramente. Credimi, si può cambiare solo se lo si vuole davvero. Ne vale la pena Giuseppe. Perché essere nel limbo è come essere prigioniero per sempre. E benché io sia in carcere da oltre vent’anni solo ora, paradossalmente, mi sento davvero “libero”. In questi ambienti si possono più facilmente smarrire il senso della vita e il valore della dignità personale cedendo alla sfiducia e alla disperazione. Il carcere dal punto di vista sociale e logistico è emarginato per ovvi motivi di sicurezza, ma anche perché la cultura del sospetto e della condanna prendono il sopravvento  su quella della prossimità e del recupero. Occorre invertire la tendenza a creare un nuovo modo culturale di pensiero; quello stesso pensiero che mi ha fatto scegliere di mettere al primo posto della scala  dei valori l’amore e il rispetto per la mia famiglia. Sebbene, “il grande problema non è la malvagità dei disonesti, ma l’indifferenza degli onesti” (Martin Luther King)

 

Per Antonella Esposito

Cara Antonella, mi dispiace se solo ora posso rispondere alla tua cara lettera che ho tanto apprezzato per la tua forza d’animo e il sostegno che hai voluto darmi. No Antonella! Non sei stata affatto prolissa, anzi, spero che tu porgerai sempre la tua mano al prossimo. Non sapevo che sei una Testimone di Geova. Ritengo che la vostra dottrina, fondata sull’interpretazione letterale della Bibbia, sia molto interessante  atteso che ruota anche attorno all’attesa dell’estensione del Regno di Dio alla terra, come tu mi fai cenno anche nella tua. Inoltre, voglio dirti che ammiro il consistente tempo che dedicate con impegno al proselitismo della parola della Bibbia, e di Geova Dio, attraverso la predicazione porta a porta, a anche attraverso le vostre riviste. Credimi, Antonella, non immagini quanto desidero che sulla terra non ci siano più sofferenze, guerre, infermità, regnando la pace e l’amore, veri antidoti per una serena e pacifica convivenza. Purtroppo, così non è, e oggi giorno dobbiamo scontrarci coni le più atroci tragedie umane e della natura. Questa classe dirigente poi è diventata la vergogna peggiore degli ultimi tempi. Ladri, corrotti e corruttori, la cui colpa è solo e soltanto nostra. Sarebbe ora che tutti gli italiani aprissero gli occhi e buttassero fuori dalle sedi di potere questi farabutti. Ci vorrebbe veramente una rivoluzione politica. Perdona questo mio estremismo, ma sono anni che guardo le peggiori nefandezze politiche. E poi …io vengo “deportato” in Sardegna. Ritornando sulla Bibbia, di cui tu mi parli, ritengo che sia senza dubbio un testo che non tutti possono comprenderne l’alto valore sociale, scientifico, culturale, giuridico e divino. Ciò perché è stata scritta da “uomini normali” ma la cui mano però è sicuramente stata dettata da Dio. Antonella scusa la mia brevità nel risponderti e spero che tu legga presto queste mie parole.