Il 2 ottobre abbiamo pubblicato una lettera di Salvatore Afeltra, dal suo nuovo “domicilio” di Sulmona, dove sarà sottoposto (per un periodo che si presume possa essere di circa un anno) sottoposto alla misura di sicurezza della “casa di lavoro”; essendosi conclusa la sua pena, ma riscontrandosi ancora esigenze di “pericolosità sociale” (per la lettera di Raffaele vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/10/02/lettera-di-raffaele-afeltra-dopo/),

La lettera di Raffaele Afeltra conteneva anche, tra l’altro, rilievi molto critici verso alcune situazioni del carcere di Catanzaro.

Ci ha scritto l’educatrice Antonella Ripepe per contestare alcuni dei punti di quella lettera.

Come ho sempre detto, chi è (in qualche modo) parte in causa e/o ritiene di contestare la veridicità di alcune delle affermazioni contenute nei post, può scriverci.

Di seguito la lettera dell’educatrice Antonella Ripepe.

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Spett. redazione le urla dal silenzio, mi chiamo antonella ripepe e svolgo l’attività di educatore presso il carcere di Catanzaro, voglio in primis congratularmi per l’esistenza di questo blog che permette ai detenuti di tutte le carceri di esprimere i loro pensieri e le loro lagnanze su un sistema imperfetto come quello del carcere, con i suoi problemi e le sue carenze che d’altronde non fanno altro che riflettere  le carenze del nostro povero Stato.

Sono  per l’assoluta libertà di pensiero e di opinione ,come rappresentato dall’art.21 della nostra Costituzione, purché queste siano espresse nella verità  e purtroppo quanto comunicato dal sig. Afeltra non corrisponde a questo criterio; passo perciò ad analizzare nel dettaglio quanto da lui affermato, confutando i passi più offensivi che sono stati espressi.

La mia è una lagnanza esclusivamente a titolo personale di cui mi assumo tutta la responsabilità, nell’assoluta certezza di essere veritiera e pronta a fornire le prove di quanto da me affermato.

Passo ad analizzare quanto asserito dal sig. Afeltra:

1)       I professori a mio parere non sono degli scampanati che non fanno il loro dovere anzi fanno più del loro dovere, infatti un’insegnante di cui sono pronta a fare il nome ha pubblicato a sue spese una raccolta di racconti e poesie “L ‘eco delle voci “scritti anche dal  sig. Afeltra, ed esattamente  a pag.26 “ Cicol e Rocchino “ e a pag.50 assieme ad altri suoi compagni “ Il Bambino è l’uomo di domani”, per quanto attiene alle poesie sempre contenute nello stesso libro abbiamo a pag.56 “Insonnia” a pag.57 “Ritorno” e “Bene di mamma”, a pag.58 “Ricordi”, “Speranza” e “ Francesca”. Questa pubblicazione non ha avuto nessuno scopo di lucro ed ha generato un incontro molto interessante con il Magistrato di Sorveglianza che in alcuni momenti è stato veramente toccante. Gli altri insegnanti hanno fatto tutti il loro dovere oltre ad essere umanamente presenti nei bisogni dei loro studenti.

2)       L’area Educativa del carcere di Catanzaro conta attualmente n. 8 Educatori che hanno sempre fatto il loro dovere e non stanno a riscaldare le sedie in attesa dello stipendio, in particolare l’educatrice che ha seguito il sig. Afeltra, ha prodotto con il suo lavoro e quello dell’equipe  una relazione di sintesi in data 14/01/2009 ed un aggiornamento della stessa in data 14/12/2010. Chi è pratico di trattamento sa che è stato un lavoro non di poco.

3)       La scrivente non ha alcun parente all’interno della struttura né le risulta  questa ragnatela di relazioni.

4)       La scrivente non prende decisioni di alcun genere dopo un fiasco di vino perché beve soltanto birra.

5)       Nessuna assistente sociale ha mai partecipato ad una funzione religiosa come afferma il sig. Afeltra  né penso, per come conosco le AA.SS. dell’UEPE di Catanzaro che possano aver espresso un  giudizio così duro ed umanamente incomprensibile.

Per concludere, questa mia non vuole assolutamente creare alcuna polemica ma è solo il tentativo di ristabilire un minimo di verità pur comprendendo pienamente lo stato d’animo del sig. Afeltra che si è visto rifiutare i benefici richiesti, certamente non per colpa degli educatori ma dell’art.4 bis dell’O.P.

Porgo tanti saluti a tutti e spero che proseguiate in questo percorso di dare voce a chi non ha voce purché sia espressa nella verità.

Antonella Ripepe

Educatore presso il Carcere di Catanzaro