Ecco un altro dei diari mensili di Pasquale De Feo -detenuto ad Oristano- recuperato grazie al prezoso intervento di trascrizione fatto fare dal nostro Carmelo Musumeci.

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Il popolo. 1-6-2019

In nome del popolo le istituzioni commettono le peggiori nefandezze, come li usano con propagande per fare gli interessi dei padroni, quando se ne accorgono è tardi.Credo che hanno fatto la stessa cosa con Salvini, lui è stato bravo a trasmettere che avrebbe risolto ogni problema, e il popolo lo ha idolatrato, pertanto è stata iniziata la strada per un uomo solo al comando.Il tema degli immigrati è stata una forte distrazione di massa, istillare nella mente della gente che era in atto un’invasione, è stato un capolavoro mediatico che gli ha portato centinaia di migliaia di voti, ed è servito per occultare i problemi della società. Ha tirato fuori i peggiori istinti ancestrali, ora gli basta tenerli in caldo, e per i prossimi anni si è assicurato tanti devoti stupidi che ragionano in simbiosi con lui. Un’altra ciliegina sulla torta è stato trasformare il Ministero degli interni in una sorta di ufficio di propaganda. Come a noi cercano di trasformarci educandoci ad essere detenuti, così hanno fatto con il popolo, l’hanno educato a rispondere signor si, oppure “zi badrone”.

Festa della repubblica. 2-6-2019

Come tutti gli anni ho visto in Tv la parata militare per festeggiare il 2 giugno festa della Repubblica.
Gli altri anni non ci ho prestato attenzione, la sentivo distante, non perché c’erano tutte le forze di polizia che sfilavano e qualcuno potrebbe pensare che essendo in carcere diviene “normale” non avere simpatia per queste categorie.
Non è questo il discorso, ma semplicemente non sentivo assolutamente niente come ricorrenza.
Da quando ho metabolizzato determinate consapevolezze, il concetto di Stato è avulso dai miei pensieri, perché lo sento solo come oppressore, forse il motivo è quella repressione “civile” permanete che ormai come meridionale la sento nelle ossa.
Oggi vederli sfilare ho percepito quella sensazione che, forse è la stessa che dovettero sentire i nostri avi quando vedevano sfilare i piemontesi; bersaglieri e carabinieri nella maggioranza dei casi, che sa padroni simili alle colonie africane passavano sul suolo dei territori meridionali, con il potere di vita e di morte.
D’altronde tutti i corpi che sfilavano erano per la maggior parte tutti quelli del Regno Sardo-Piemontese ed estesi a tutta l’Italia, pochi sono quelli nati dopo.
Dei vecchi corpi degli Stati italiani non ne è rimasto nessuno, furono tutti sciolti.
Tutte queste ricorrenze dovrebbero essere patrimonio di tutti gli italiani, ma siccome lo Stato è nei fatti composto da due nazioni, viene difficile che sia di tutti i cittadini.

Non si finisce mai di imparare. 3-6-2019
Da alcuni mesi era arrivato un ragazzo nella mia cella, l’avevo preso a benvolere credo per le affinità allo studio, scrivere e leggere.
Mai uno screzio, c’era tranquillità e serenità, una bella atmosfera.
Sono in carcere da oltre trent’anni pertanto riconosco quando c’è un clima armonioso.
Si discuteva e ci confrontavamo su tanti argomenti, cosa difficile che potevo fare con la maggior parte dei carcerati in sezione.
Verso la mezza ho una specie di doccia fredda mista a delusione condita da un’amarezza così forte che mi torcevano le budella; comprendo anche perché non aveva fame; aveva un rospo gigante nello stomaco.
Mi dice che l’aveva chiamato il famoso ispettore Sergi e gli aveva detto che si era ricordato che il giorno che era arrivato, lui aveva detto che voleva stare da solo, per questo motivo gli avrebbe fatto fare la domandina davanti a lui e passare in una cella dove i suoi occupanti erano stati trasferiti e dove all’interno c’erano alimenti, pentolame ecc. di un gruppo di persone che mangiavano insieme.
Lui fregandosene di tutti, ha occupato la cella.
Questa favoletta che mi hanno raccontato, la poteva rifilare a un ragazzo come lui, non a me o altri che stiamo da tanti anni in carcere.
Chissà da quanto tempo stava architettando questa cosa.
Il mio discorso non è improntato sulle regole carcerarie, ormai da tanti anni le dinamiche penitenziarie non fanno più parte di me, quello a cui mi riferisco è l’educazione, il rispetto e la correttezza, comportamenti universali che dovrebbero avere la priorità nelle persone, quando questo manca è meglio tenere lontano gente simile
Anche per questo se mi fanno uscire, me ne vado nel Cilento da mio padre, metto su un allevamento di capre e non voglio vedere nessuno; a parte alcune persone meravigliose che ho conosciuto, alcune che facevano il volontariato in carcere e altri che ho conosciuto tramite corrispondenza.
Diceva Eduardo che gli esami della vita non finiscono mai, effettivamente non si finisce mai di impararare.

Ocalan. 4-6-2019

Nel mese di novembre 2018 sono migliaia di detenuti kurdi che fanno lo sciopero della fame per protestare contro l’isolamento di Ocalan, leader dei kurdi del PKK.
Dal 2011 gli viene negata ogni assistenza legale; dal 2016 gli è stata concessa una visita del fratello di pochi minuti.
Sono tre anni che non vede nessuno.
Negli ultimi due anni, hanno arrestato 10 mila kurdi sostenitori del partito kurdo HdP, per questo motivo la deputata Leyla Guven ha iniziato lo sciopero della fame e in poco tempo in migliaia l’hanno seguita, nel chiedere la fine dell’isolamento di Ocalan.
La Turchia di Erdogan non ha nessun rispetto dei diritti umani, lo dimostrano i tribunali veri plotoni di esecuzione degli oppositori e dei kurdi.
Eppure l’Unione Europea tace, anzi ora che gli americani con a capo il loro presidente Trump, stanno facendo di tutto per riportare i turchi nella loro orbita, dopo che l’amicizia con la Russia di Putin si sta facendo troppo stretta; anche con la vendita di batterie antiaeree russe.
Hanno già rinunciato, sicuramente gli americani hanno promesso qualcosa al Sultano di Istanbul.
Questo comporta la censura mediatica sistematica della violazione dei diritti umani da parte dei turchi nei confronti del popolo kurdo.
Di conseguenza anche l’Unione Europea si adegua, e siccome il consiglio dell’Onu è composto dagli Usa, Russia, Cina, Francia, Inghilterra e membro non effettivo la Germania, nessuna risoluzione verrebbe mai approvato contro i turchi.
Il popolo kurdo lo sa che sono soli, perché gli interessi geopolitici non rendono appetibile la causa kurda, pertanto tutti chiudono gli occhi, e poi si riempiono la bocca del rispetto dei diritti umani.
Sono circa una decina di kurdi che si sono lasciati morire di fame, in questa protesta, che ha visto un martire anche in Germania.
Non credo che revocare l’isolamento di un detenuto politico, possa mettere in discussione il potere turco.

Class Action. 5-6-2019
Dopo varie vicissitudini hanno approvato la class action, che in America fa tremare le multinazionali, finalmente è legge anche in Italia.
Mi auguro che non sia stata annacquata come la legge sulla tortura che non serve a niente.
Bisogna sempre diffidare di questi politici che spesso fanno delle leggi che hanno promesso in campagna elettorale, ma noi per non dispiacere al potere economico, la riempiono di paletti di ogni genere, come hanno fatto con la legge sull’ingiusta detenzione.
Di procedimenti contro le prepotenze, violazioni e ruberie varie c’è ne sarebbero a bizzeffe, incominciando dallo Stato che prevede tutti i soldi che deve avere dai cittadini, ma quando deve saldare i suoi debiti e il più cattivo organo pagatore.
Spesso fa fallire imprese per pochi soldi, anche se questi devono ricevere milioni dallo Stato.
Poi ci sono le banche che fanno il bello e il cattivo tempo, con l’arroganza degli aristocratici di un tempo.
Mirano a impadronirsi delle imprese e proprietà dei loro clienti, invece che aiutarli essendo loro dovere come servizio privato ma che nello stesso tempo è anche pubblico, perché quando sono in difficoltà è lo Stato che mette i soldi per non farle fallire.
Lo Stato sono i cittadini.
Senza dimenticare le imprese che inquinano, ditte sanitarie che rovinano migliaia di pazienti, vari corpi di polizia che uccidono impunemente, sicuri di passarla liscia, e tanti altri.
Mi auguro che sia sana e giusta e non la solita truffa sempre contro i cittadini.

Detenuto colpito da ictus. 6-6-2019
Nel carcere di Siracusa un detenuto colpito da un ictus, prima di essere portato in ospedale la direzione del carcere ha fatto trascorrere dieci giorni.
Dove ora si trova in coma; rimanendo ancora detenuto.
Fanno a gara quando si trovano davanti a una telecamera, ad affermare che non c’è più sovraffollamento e che va tutto bene, invece le cose non stanno minimamente come racconta l’autorità che ha interesse a coprire tutte le magagne e veri abusi che sfociano in veri atti di sadismo.
La magistratura di sorveglianza che potrebbe intervenire perché ha autorità per farlo, per un motivo che non riesco a comprendere appieno subisce i diktat dell’Amministrazione Penitenziaria, che nella gerarchia delle fonti non ha cittadinanza per emanare qualsiasi ordinanza che riguarda le leggi, deve solo applicarle e il magistrato di sorveglianza controlla che ciò avviene.
Oggi leggevo che nel carcere di Verona in otto mesi ci sono stati 6 morti, e alcuni prima di morire avevano subito duri pestaggi dagli agenti.
Il carcere di Viterbo ha una media di tre morti all’anno, e ci sono state proteste davanti al penitenziario.
Queste notizie provengono da altri detenuti che scrivono all’Ass. Ampi Orizzonti che li stampa sull’opuscolo OLGA.
Ma trovo altre notizie su altri quotidiani.
Detenuti che dopo oltre trent’anni di carcere, malati di Parkinson, Alzheimer, tumori, ictus ecc…pur essendo malati e anziani, continuano a tenerli in carcere, non c’è neanche la misericordia di mandarli a morire a casa.
Ormai la crudeltà impera nel sistema penitenziario e nella magistratura di sorveglianza.
Mi auguro che il giro che i giudici della Corte Costituzionale si stanno facendo nelle carceri per verificare di persona come stanno realmente le cose, li faccia riflettere quando emettono una sentenza che fino ad oggi ha protratto le sofferenze e tenuto in piedi un elefantiaco apparato repressivo che non ha eguali in Europa.
Comunque è una bellissima iniziativa, dalla Tv ho appreso che è la prima volta nella storia.
Voglio pensare positivo, anche perché il 22 ottobre discutono alla Consulta la costituzionalità dell’ergastolo ostativo.

La ‘ndrangheta come alibi. 7-6-2019
Quando leggo certi saggi che danno certezze alle mie convinzioni che ho costruito nell’arco di decenni con la lettura di tanti libri, e anche seguendo la politica e la funzione del sistema istituzionale, capisco perché il meridione non potrà mai risollevarsi fino a quando non si scrollerà di dosso l’imposizione coloniale, che la favoletta risorgimentale ha costretto le popolazioni meridionali a subire con la forza delle armi e dal dopoguerra con quella della magistratura in un sistema poliziesco che riafferma rivitalizzando il colonialismo che impera dalla nascita di questo paese nelle regioni che furono della nazione napoletana del Regno delle due Sicilie.
Lo scrittore afferma e condivido pienamente che:
La lotta alla criminalità organizzata è stato uno strumento per imporre un potere neo-coloniale al Sud d’Italia e soprattutto per drenare risorse, forze e dignità alla povera gente in favore dei ceti più forti.
La ndrangheta è stata utilizzata come alibi per marginalizzare il Sud e la “legge” è stata l’arma per lo sfruttamento dei ceti popolari.
Lo scrittore scrive questa “contro-storia” rispetto alla vulgata che s’è imposta prepotentemente negli ultimi trent’anni.
Dalla lettura del libro: “La ndrangheta come alibi”, dal 1945 ad oggi, scritto da Ilario Ammendo Lia. Edizioni “Città del Sole”.
Ho tratto nutrimento per allargare gli orizzonti sulla realtà in cui i meridionali sono vittime di uno stato che si può definire “Stato di polizia” senza esserne smentiti, perché le leggi cosiddette di emergenza, che poi diventano tutte ordinarie, sono da Stato “non democratico” e che calpestano lo Stato di Diritto, di conseguenza non sono solo anticostituzionali ma violano la Convenzione dell’Unione Europea di cui facciamo parte.
Il libro prende spunto da un evento che successe nel 1944 in un paese della Calabria, Caulonia in provincia di Reggio Calabria, dove con l’armistizio dell’8 settembre 1943 la gente in Calabria si era convinta che con la fine del fascismo, le cose sarebbero cambiate.
I tanti reduci costatarono che il sangue versato sui fronti della guerra non era servito a niente, anche con il cambio di regime nulla era mutato.
I latifondisti, gli aristocratici, la Chiesa e la borghesia, continuavano a comandare con la complicità della magistratura e i carabinieri; braccio secolare del potere dalla nascita del paese, continuavano a proteggere chi comandava contro la voglia di riscatto del ceto popolare.
Un maestro di scuola Pasquale Cavallaro alle votazioni fu eletto sindaco, il blocco conservatore menzionato sopra iniziarono una guerra senza esclusione di colpi per impedire che il sindaco dei popolani potesse governare il comune.
Il regno dei “galantuomini” che sotto qualunque monarchia o regime avevano sempre gestito il potere come una “cosa loro”, le nuove idee che risvegliavano negli “ilota” di Sparta un cambiamento, era avvertito pericoloso per la loro autorità e lo sentivano come una nuova invasione dei Visigoti di Alarico.
In questo stralcio del libro c’è la sostanza del clima che respiravano le popolazioni oppresse da secoli e trattati come gli ex schiavi della gleba:
Il giorno successivo all’armistizio, nell’Italia liberata dalle truppe alleate la gente non percepisce alcun cambiamento; i podestà restano ai loro posti e così i comandanti dell’arma, i dirigenti degli uffici, i proprietari delle terre.
Il “potere” delle classi dirigenti non viene neanche scalfito dalla caduta del regime fascista.
Come era già successo nel momento dell’Unità d’Italia, le classi popolari non stanno al gioco e, se nel 1860 lo spirito di rivolta si trasforma in brigantaggio, nel 1943 trova sbocco in un movimento di carattere nazionale (e internazionale) egemonizzato dal Partito Comunista.
Alla fine, anche dopo che la cosiddetta “repubblica di Caulonia”, durata solo quattro giorni, ebbe termine con le dimissioni del sindaco, per riportare la serenità e calmare gli animi troppo accesi, su indicazione del Partito Comunista Italiano, il blocco conservatore architettò con tutto il sistema una repressione affinché i contadini capiscono bene che nulla era cambiato.
In questo commento sui rapporti dei carabinieri si intravede qual’era e qual è il modus operandi della Repubblica in Calabria, il sistema tra fascismo e il nuovo non ha nessuna variazione:
I rapporti dei carabinieri, che non denunciano reati ma ribadiscono fatti noti e soprattutto prendono decisamente le parti del cosiddetto “elemento sano “, che ritenendosi tale per diritto divino fissa il resto della società in uno stato di morbosità delinquenziale.
La punta avanzata di questa impari lotta non sono le forze politiche e sociali, ma i corpi separati dello Stato che operano fuori dal paese e che- onde evitare il pericolo di contaminazione-si assumono l’onere di ricacciare indietro le classi subalterne utilizzando la criminalizzazione come arma.
Questo sistema di criminalizzazione dei calabresi in malavitosi e congiunti con la ndrangheta, ma si può dire di tutto il meridione, e ancora oggi attuale, anzi più scientifico avendo a disposizione tutti gli strumenti tecnologici di cui l’era moderna gli ha messo a disposizione.
L’apparato repressivo è diventato un potere spropositato in un paese democratico pur essendo uno dei più sicuri dell’Unione Europea.
E naturale chiedersi perché?
Cosa devono contrastare?
L’unica risposta che ci possiamo dare è difendere lo status quo.
Ho estrapolato questo concetto su quello che preparavano lo Stato del dopo fascismo; d’altronde tutto l’apparato messo su dalla dittatura mussoliniana non era stato minimanente scalfito, anzi per certi versi si rafforzò, perché la nascente Democrazia Cristiana con la Chiesa, gli agrari e tutto il blocco conservatore, diventarono anticomunisti anche su diktat degli americani, e non badarono a  nulla pur di bloccare l’avanzata del partito comunista, principalmente difendere i privilegi delle classi che avevano gestito il potere fino a quel momento, pertanto tutto rimase fermo come nei secoli passati.
Le forze dell’ordine e la magistratura non volevano mediazioni, intendevano ripristinare la “sacralità” del loro ruolo.
Dovevano dimostrare, a qualsiasi costo (e bel al di là di Caulonia) che era caduto il fascismo, ma non era cambiata la natura dello Stato e gli equilibri all’interno dello stesso.
Senza Mussolini ma ognuno al proprio posto.
Credere a Caulonia significava mettere in discussione la continuità dello Stato, e i concetti stessi di “legalità” e di “ordine” per come venivano praticati da secoli in Calabria e nel Sud Italia.
Misero insieme un piccolo esercito anche con armi pesanti; invece di andare a combattere i tedeschi.
Dietro l’assalto a Caulonia e alcuni paesi vicini, rastrellarono casa per casa e arrestarono tutti quelli su cui poterono mettere le mani circa un migliaio, tutti furono pestati e maltrattati (dalle mie ricerche su Wikipedia, due morirono per le botte dei carabinieri).
Alla fine furono tutti scarcerati, gli ultimi ottanta furono amnistiati con la legge di clemenza per i reati politici emanata da Togliatti che all’epoca era ministro della giustizia.
Dopo qualche giorno dal rastrellamento, i carabinieri fecero un agguato a una persona che era sfuggita al rastrellamento, lo uccisero ma sbagliarono bersaglio.
L’odio che provava il blocco conservatore per questa persona era enorme, perché aveva fatto del tribunale del popolo che si era istituito nei giorni della repubblica della Caulonia, pertanto il blocco ne aveva decretato la condanna a morte che i carabinieri eseguirono, ma morì un innocente che lasciò quattro figli in tenera età.
Il prefetto di Reggio Calabria Antonino Priolo così parlo della classe sociale dei possedimenti che avevano fatto di tutto per affogare il risveglio sociale della povera gente: “…una minoranza di proprietari dalla mentalità sociale arretrata e quasi feudale, la quale nel ventennio appoggiò strenuamente il fascismo dal quale esigeva il mantenimento dei propri privilegi economici e l’egemonia politica ed amministrativa locale.
Questa minoranza non è disposta oggi ad affidare a coloro che godono la fiducia della maggioranza qualunque sia il loro partito politico…!
Il paese di Caulonia fu sottomesso di nuovo ai “padroni”, la normalizzarono usando gli stessi metodi che ancora oggi vengono adoperati in Calabria.
La “rivoluzione” di Caulonia sta piuttosto nel fatto che pecorai, braccianti, contadini, mulattieri, caprai, reduci di guerra, ex schiavi, artigiani, hanno formato un punto storico ritenendosi classe dirigente.
E pretendevano di fare la storia.
La loro storia.
Ritenuto eroico dal blocco conservatore.
Come si impegnarono negli anni dopo l’unità affinché nessuno potesse ricordare: “sui beni demaniali usurpati, omertà sui crimini delle classi dirigenti, sulle prepotenze che quotidianamente si consumavano nelle caserme, negli uffici giudiziari, nei luoghi di lavoro, nella pubblica amministrazione.
Così con la Repubblica italiana e una Costituzione che stabiliva uguali diritti per tutti, avevano creduto che le cose sarebbero cambiate, ma come sempre; 1848, 1860, 1945 ogni loro grido di libertà e giustizia sociale è sempre stato soffocato nel sangue della “legge”.
Pagarono caro il mancato rispetto della gerarchia sociale che per secoli li aveva governati e tenuti alla pari degli animali da soma e trattati come schiavi.
I calabresi si attennero al loro codice ancestrale, mai fiatare sui crimini e le violenze legali dello “Stato”.
Si imposero e gli imposero il silenzio su tutto.
Successero in quel periodo molti eccidi per impedire l’occupazione delle terre, come a Melissa il 29 ottobre 1949, i carabinieri uccisero donne, bambini anziani e uomini, trattati come criminali perché volevano lavorare la terra e avere una vita dignitosa.
Avevano creduto nella Costituzione e nella Repubblica fondata sul lavoro.
Ma lo “Stato” dei galantuomini e mai della gente, li riaveva ricacciati di nuovo nelle viscere dove la fame era la compagna quotidiana.
A migliaia emigrarono come avevano fatto i loro avi per sfuggire all’inferno della legge Pica.
Con le rimesse degli emigrati, le banche finanziarono il “miracolo” economico italiano.
Il poeta calabrese, Franco Costabile, lasciava la Calabria scrivendo:
Ce ne andiamo via/dai paesi più vecchi e più stanchi…/via dai feudi/via dai baroni/o/ via dai pretori, dalla polizia, dagli uomini d’onore…
L’affermazione forte inserita nel libro, periodo che lo scrittore ha vissuto, dimostra quando siano gravi le colpe dello Stato che purtroppo continua ancora su quel sentiero:
Chiunque abbia seriamente studiato la storia delle lotte dei contadini calabresi deve prendere atto che, in Calabria, le forze dell’ordine hanno avuto lo stesso ruolo che la banda Giuliano ha avuto a Portella delle Ginestre.
E’ amaro dirlo ma è cos’ì!
Dal 1945 ad oggi la situazione non è cambiata, oggi il potere di vita e di morte che avevano le baionette dei bersaglieri e dei carabinieri sono passate nelle mani delle procure, hanno idolatrato quei Pm che si distinguono nell’arrestare con rastrellamenti a tappeto.
Le inchieste, vengono trasformate nell’antimeridionalismo più sprezzante mentre procede senza sosta la criminalizzazione sistematica e interessata dalla Calabria.
Gli antichi “bruzi” diventano “ndrangheta” e “criminali”.
Ci sono alcune azioni di Nicola Gratteri che lo rendono incompatibile con quanti hanno creduto e credono nella Costituzione e ci sono battuti per attuarla.
Gratteri ricorda tante operazioni più che discutibili conclusesi con il “sacrificio” di tanti innocenti e grazie alle quali ha conquistato una straordinaria e straripante presenza mediatica, in tutte le televisioni e su tutti i giornali raccontano una storia che non coincide con i fatti.
Neanche ai tempi della legge Pica si era arrivati a una repressione così generalizzata con 127 consigli comunali sciolti su 400, democraticamente eletti e licenziati da insignificanti funzionari di prefettura.
Migliaia di arresti di tutte le classi sociali, arbitrariamente e ingiustamente “interdetti”, strumento simile alla legge del sospetto, senza alcun processo e senza potersi difendere.
L’alibi della ndrangheta ha legittimato l’infamia delle classi dirigenti nel disimpegno da parte dello Stato di Calabria; lo stesso si può dire nel meridione tutto.
Gli unici interventi riguardano l’industria della repressione, i finanziamenti non mancano mai.
Con l’aiuto dei media hanno costruito un mostro con l’arresto di migliaia di innocenti, intercettazioni telefoniche e ambientali di massa hanno superato l’ex Germania dell’Est, e con le interdittive antimafia hanno rovinato migliaia di imprese.
Hanno costruito ad arte gli “eroi” che combattono contro un popolo di delinquenti, questa infame costruzione ha avuto la complicità di giornalisti, storici, burocrati, intellettuali, politici e magistrati.
Questi atteggiamenti si usano in due luoghi, nelle dittature e nelle colonie; la nostra è una colonia, e come tutte le colonie che si rispettano, c’è sempre un gruppo dirigente che collabora con gli occupanti e gli ascari che fungono da polizia (con i kapò nei campi di concentramento).
Comprende come viene trattata la Calabria e tutto il meridione, ci sarebbe un tumulto di coscienza che impedirebbe ai tanti piccoli torquemada di continuare a opprimere e reprimere in nome di una legge utilizzata come strumento per soffocare ogni scintilla di libertà e di progresso.
In Calabria sull’altare di un folle giustizialismo senza giustizia è stato immolato il popolo calabrese.
Oristano giugno 2019
De Feo Pasquale

Irlanda 8-6-2019
Ho letto un articolo e sono rimasto meravigliato positivamente che l’Irlanda viene chiamata la “Tigre celtica”, perché è diventata molto competitiva nel commercio mondiale.
Addirittura è il quarto paese al mondo per il controllo del debito federale americano con circa 300 miliardi di dollari (al primo posto con un trilione ci sono la Cina e il Giappone, e poi segue il Brasile).
Sta facendo accordi vantaggiosi con la Cina disinteressandosi delle minacce di Trump, che ogni giorno riserva a tutti quelli che stringono accordi con la Cina.
E un paese dove si vive bene, perché funziona un po’ tutto, dai trasporti ai servizi sociali, tante persone europee ci si sono stabilite.
Negli ultimi anni hanno espresso alcuni referendum per liberarsi di vincoli della chiesa che ha tenuto prigioniera la società irlandese per troppi anni, fare parte dell’Unione Europea gli ha consentito di scrollarsi di dosso tutto ciò che gli impediva di decollare.
Un giorno mi farebbe piacere visitarla.

Gruppo Bilderberg. 9-6-2019
Ho sempre sentito parlare di questo gruppo chiamato “Bilderberg” come una specie di Spectre che controlla e indirizza l’economia mondiale.
Fu costituito nel 1954 da personalità americane ed europee, ma nei fatti fu creato dalla Cia e dall’ M16 il servizio segreto britannico, per sostenere la Nato contro l’Unione Sovietica.
Finita la guerra fredda, ha continuato a mantenere lo stesso ruolo nel sostegno alle strategie Usa-Nato.
Ogni anno si riuniscono e invitano circa 130 personalità del mondo occidentale – Europa occidentale e Stati Uniti.
Del mondo politico, economico e militare, dei media e dei servizi segreti.
Ogni anno si riuniscono in un luogo con una sicurezza massima, e non danno nessun comunicato, non possono rivelare tutto e rimane nella massima sicurezza.
Gli ospiti sono vincolati al segreto, non possono rivelare niente, neanche l’indennità degli ospiti.
Quest’anno in Svizzera(Montreux) hanno invitato Lilli Gruber la conduttrice televisiva di La 7, Stefano Feltri vicedirettore del “Fatto Quotidiano” diretto da Marco Travaglio, e il politico Matteo Renzi senatore del Od; ora capisco da dove arrivano le sue decisioni politiche di natura economica.
Quello che sarebbe trapelato, oppure fatto sapere, che l’argomento è stato soprattutto sulla Cina e la Russia, sistemi spaziali e uno stabile ordine mondiale.
Con i poteri politici, economici e militari influiscono sulle politiche governative e sugli orientamenti dell’opinione pubblica.
Aver invitato Renzi fanno intuire che nel giro di qualche anno, faranno qualche operazione politica in cui il nostro “ragazzotto” sarà il beneficiario.
Facilmente diventerà di nuovo il Presidente del Consiglio.
Credo che l’unico modo sarebbe Pd-M5S.
Il magistrato Ferdinando Imposimato riteneva che il Gruppo Bilderberg responsabile della strategia della tensione con le stragi degli anni 60-70, con la complicità della Cia, i servizi segreti italiani, Gladio, la P2 e le leggi massoniche americane.
Ho l’impressione che questi signori la storia la fanno, perché hanno il potere di farlo, ma sempre a vantaggio degli americani.
Questi signori decidono il futuro di intere popolazioni, pur non sapendo niente del mondo reale.

Le falsificazioni… legali. 10-6-2019
L’amico Davide mi ha spedito la notifica del rinnovo del 41 bis, credevo che le sue affermazioni nelle lettere erano esagerazioni di chi da circa 26 anni si trova nel regime di tortura del 41 bis, e purtroppo legge sempre le stesse cose nei rinnovi.
Leggendo l’ultimo rinnovo sono rimasto esterrefatto fino a che punto possono arrivare a falsificare la realtà pur di mantenere una persona sotto tortura.
La sua pericolosità si deduce dal colloquio che ha fatto con la figlia, la nipote e il fratello incensurato.
La figlia era da alcuni anni che non la vedeva e la nipotina ha cinque anni e ha visto per la prima volta il nonno.
Il fratello non ha mai avuto problemi con la giustizia ha sempre lavorato.
Ma, non scrivono che tutta la sua famiglia si è trasferita dalla Sicilia e risiede nel nord Italia.
Come non menzionano mai che dal suo arresto non ha mai ricevuto un avviso di garanzia, tutti i suoi reati sono prima del suo arresto 1993.
Inoltre citano un discorso che lui ha avuto con un altro detenuto del suo gruppo, dove come davanti a un bar discutevano del più e del meno, hanno estrapolato due cose e le hanno riportate come dimostrazione della sua pericolosità e anche crudeltà.
Non condividevano il discorso del Papa sull’appello al pentimento; neanche io lo condivido, anche se ammiro e tengo per questo Papa, ma questo non vuol dire che devo essere d’accordo su tutto ciò che afferma il Papa.
Circa cinque anni fa discutendo con un prete, anche lui non condivideva un appello analogo al pentimento, perché diceva che non bisognava confondere essere pentiti davanti a Dio e accusare tante persone, mischiare il sacro con il profano era sbagliato.
Condividevo a pieno il suo discorso.
Parlando di Riina dicevano che era morto da vincitore perché lo Stato non era riuscito a piegarlo.
Su questo punto ognuno ha il suo pensiero, ma questo non vuol dire che si è pericolosi perché si ha una propria convinzione.
Per esempio io la vedo diversamente, nel senso che è morto da sconfitto, perché le istituzioni dello Stato che l’hanno usato, e poi abbandonato al suo destino.
Ma sono mie ipotesi, opinioni ecc., la realtà la conosce Riina e tutti quelli del progetto stragista.
Le nostre sono chiacchiere da bar che non dovrebbero avere nessuna attinenza in relazione di giustizia.
Credo che la realtà di Davide sia dovuta alla sua “pagina bianca”, dal giorno del suo arresto fino oggi non gli hanno potuto contestare niente tranne che sospetti inventati su ombre.
Mi auguro che questa volta il Tribunale di Sorveglianza di Roma faccia prevalere la realtà dei fatti e non quelli dell’apparato repressivo.

Fisiatra. 11-6-2019
Verso le ore 15,00 mi chiamano che devo andare in ospedale per una visita dal fisiatra, il capoposto rimane meravigliato che nessuno mi avesse detto niente.
Vado in cella e in cinque minuti mi preparo.
All’ospedale aspettiamo una mezzoretta prima che arrivi lo specialista.
Mi fa accomodare e controlla la documentazione, mi visita la spalla facendomi fare operazioni di sforzo, mi dice che va bene e mi fa la battuta: “è venuto dopo che è guarito?”.
Gli ho risposto che non decido io le visite.
La visita mi è stata prescritta circa quattro mesi fa se non di più.
Nel frattempo arrivato all’estremo del dolore ho fatto le infiltrazioni, sia per eliminare l’infiammazione, che per far assorbire il liquido e porre fine al dolore.
Ora va bene, anche se sento leggermente un po’ di dolore.
Ho iniziato a fare ginnastica in modo leggero, mi auguro che nel giro di pochi mesi questo problema della spalla rimanga solo un lontano ricordo.

Niki Lauda. 12-6-2019
Qualche settimana addietro è morto Niki Lauda pilota che con la Ferrari ha vinto due mondiali, famoso per un incidente che rimase ustionato in tutto il corpo e anche al viso.
Lasciò la Ferrari non in modo amichevole, ma credo che serbò nel cuore la scuderia, lo dimostra le disposizioni che ha lasciato prima di morire.
Si è fatto inumare con la tuta della Ferrari.
La casa automobilistica era entrata nel suo cuore ed è rimasta per tutta la sua vita e ha voluto che lo fosse stato anche dopo.

Strasburgo. 13-6-2019
Oggi alla Cedu (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) discuteranno il ricorso Viola contro l’ergastolo ostativo; anche se qualcuno mi ha scritto che è stato già discusso il 5 giugno e oggi sarà emanata la sentenza.
Ho la certezza che la sentenza sarà favorevole e sono sicuro che verrà condannata anche l’Italia per questo obbrobrio.
Finalmente si inizierà a vedere un po’ di luce, con la speranza che i magistrati di sorveglianza non troveranno qualc’altro cavillo per non concedere i benefici, iniziando dai permessi.

Ergastolo ostativo. 14-6-2019
Finalmente l’ergastolo ostativo è stato cancellato, la Corte Europea l’ha ritenuto che violava l’art. 3 della Convenzione: “Nessuno può essere sottoposto a torture né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.
Ha dato sei mesi all’Italia per emanare una legge che cancelli l’ergastolo ostativo, e fra tre mesi emanerà la motivazione di sentenza della decisione.
Come ha detto l’avvocatessa Antonella Mascia che faceva parte del collegio del ricordo Viola, ora è solo questione di tempo; l’ha detto ieri sera a Radio Radicale.
Ora spero che il governo non si metta a fare ricorsi per far passare tempo come sono soliti fare.
Ci ha provato il governo precedente con Avvocatura dello Stato, hanno trovato pane per i loro denti, perché gli avvocati di Viola sono l’ex Presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida, l’avv.ssa Antonella Mascia laureata in diritto internazionale e un altro avvocato, che hanno risposto colpo su colpo quando cercavano di demolire le basi del ricorso rispondendo alle quattro domande della Corte arrampicandosi machiavellicamente sugli specchi.
Gli avvocati hanno dovuto rispondere due volte all’Avvocatura dello Stato.
Credo che il 22 ottobre la Corte Costituzionale metterà il sigillo sull’ergastolo ostativo, recependo nel ricorso quello della Cedu.
Finalmente un po’ di luce dopo tanta oscurità.

Danimarca. 15-6-2019
Ho visto un documento sulla seconda guerra mondiale sui tedeschi che avevano invaso la Danimarca.
Il governo si oppose alle leggi contro gli ebrei, ma poi quando i nazisti destituirono il governo e presero direttamente il potere, i danesi organizzarono su vasta scala il salvataggio degli ebrei.
Iniziarono con i bambini che venivano dati ad altre famiglie per nasconderli.
Misero in piedi un’organizzazione per portare gli ebrei in Svezia, in questo modo riuscirono a salvare circa il 99% degli 8000 ebrei che vivevano in Danimarca.
Oggi a Gerusalemme c’è Demark Square dedicato al popolo danese che riuscì a salvare gli ebrei dagli occupanti nazisti.
Ascoltando i danesi che parteciparono all’impresa, mi sono commosso, non ne so spiegare le ragioni, credo che sia dovuto all’ammirazione per questo popolo.
Non si può dire di noi, che in alcuni casi siamo stati peggio dei nazisti.

Briganti. 16-6-2019
Prima del 1860 i meridionali non si erano ribellati, perché?
Leggendo questo libro la domanda che mi frullava nella mente era questa, se stavano così male come la vulgata risorgimentale ha propinato a piene mani in questo secolo e mezzo, addirittura convincendo anche gli stessi meridionali, come mai gli abitanti dell’ex Regno delle due Sicilie non si sono ribellati ai Bordone ma invece l’hanno fatto con i Savoia?
Senza dimenticare che l’avevano fatto anche contro i francesi; il Cardinale Ruffo sbarcò con sette uomini nei dintorni di Reggio Calabria e mise in piedi un armata e arrivò fino a Napoli, facendo cadere la Repubblica Napoletana.
Pagarono un enorme prezzo perché i francesi in cinque mesi massacrarono 60 mila meridionali in prevalenza calabresi.
La riflessione porta a fare due domande, o c’era una polizia così efficiente che impediva qualunque sommossa, oppure la popolazione stava bene.
Avendo letto molti libri ne deduco che stavano bene, questo lo conferma anche la ricchezza del Regno, essendo uno dei più floridi d’Europa, con la banca più ricca d’Europa, terza potenza industriale, con la regione Campania la più industrializzata del mondo, seconda flotta mercantile d’Europa, con commerci marittimi oltreoceano, primati in ogni campo, esisteva già la pensione, a quarant’anni si andava in pensione con l’intero stipendio (cosa impossibile anche oggi), esisteva già una sorta di scuola popolare ed era allo studio una scuola come la conosciamo oggi.
C’erano 11 mila studenti universitari (in tutta Italia 5 mila in tutto), l’ammortizzatore sociale consisteva nelle terre demaniali dove la popolazione poteva coltivare e pascolare bestiame(all’epoca l’80% erano contadini), c’erano un milione e mezzo di operai(mentre nel resto d’Italia erano circa un milione e qualcosa), il benessere era palpabile, significato era che venivano dal Nord e dall’estero a  lavorare, perché il lavoro c’era, e nessuno del regno emigrava.
Mi fermo qui perché potrei continuare in tanti altri settori.
Se fossero stati male, perché il 99%della popolazione a vario titolo si sollevò per cacciare i piemontesi-stranieri (parlavano francese), significa che stavano bene, e interessava solo a una piccola parte della popolazione, i fuoriusciti piemontesizzati del 1848, ai proprietari terrieri e i liberali, tutti insieme non erano neanche l’1% degli abitanti del meridione.
L’Inghilterra con la massoneria furono gli artefici per eliminare una grande Nazione, che di anno in anno diventava sempre più florida e potente, purtroppo faceva ombra agli inglesi che all’epoca erano i più potenti del mondo, con una capitale la più bella, prospera e felice del mondo, dove la  fame era un male sconosciuto(cosa che non si poteva dire di Londra, dove metà della popolazione soffriva la fame e viveva nell’indigenza), usarono un piccolo Stato che era sull’orlo della bancarotta, che guidati e protetti dagli inglesi, con la lunga mano della massoneria che aiutò a corrompere tutti i massoni del Regno che agevolò la cavalcata di Garibaldi.
Consigliarono alla canea savoiarda di usare gli stessi metodi che loro avevano usato in India per domare le rivolte contro la loro occupazione.
La regola era quella usata dai romani; Tacito seppe esprimerla bene in una frase:
Hanno fatto un deserto e l’hanno chiamata pace”.
Il sangue scorse a fiumi, istallarono un “sistema di sangue”, dove chi portava una divisa aveva potere di vita e di morte contro chiunque, anni dopo lo confermarono anche Garibaldi e Bixio.
Questo è stato il Risorgimento, la copertura di un genocidio per saccheggiare la nazione più prospera del tempo.
Vollero cancellare tutto e imposero il silenzio con il terrore affinché si dimenticasse tutto il passato delle popolazioni meridionali, e costruirono scrivendo un’altra storia e crearono il complesso di inferiorità con il razzismo antimeridionale.
Ho finito di leggere il libro “Briganti”. Contro storia della guerra contadina nel Sud dei Gattopardi.
Edizione Utet.
Sulla copertina è raffigurato il capo brigante Giuseppe Schiavone prima di essere fucilato a Melfi nel 1864.
Racconta con dovizia la vita di tre capi briganti (patrioti) che la propaganda savoiarda li infamò come briganti: Carmine Crocco, Cosimo Giordano e Pasquale Romano.
Lo Stato italiano iniziò subito una guerra crudele, dove superarono Cortez nel Messico, ma lo scrittore punta il dito anche contro i Gattopardi meridionali che, fomentarono la rivolta, la controllarono e dopo aver ottenuto la certezza che i loro privilegi non sarebbero stati intaccati, ma anzi aumentati, abbandonarono al loro destino i contadini e aiutarono i piemontesi a eliminarli e dare una lezione per futura memoria alla “plebe” che nulla era cambiato “loro”rimanevano i padroni e il resto erano servi, in più si impadronirono anche delle terre demaniali, quello che restò i Savoia lo vendettero e ricavarono 600 milioni (cifra considerevole per l’epoca).
La ribellione si propagò a macchia d’olio, per vari motivi prima la crudeltà dei piemontesi che iniziarono con fucilazioni di massa, cessazione dell’ammortizzatore sociale delle terre demaniali e la chiamata alla leva, produsse centinaia di migliaia di “volontari” per combattere l’invasore piemontese, le montagne pullularono di insorgenti, che la propaganda savoiarda aiutata da pseudo scienziati infamò facendo passare un popolo in rivolta come un fenomeno banditesco..
Nel meridione l’idea del nuovo Stato era un’entità astratta, lo percepirono come nemico perché sapeva solo fucilare, saccheggiare ogni cosa, aumentare le tasse a dismisura, opprimere e non cercare consenso, ma solo obbedienza con la forza.
Ancora oggi ci sono tanti successori di quel sistema, la capacità di rigenerarsi e riciclarsi non conosce limiti; da Baroni feudali, a proprietari terrieri, da maggiorenni a politici.
Non hanno mai smesso di riprodursi, e in forme diverse e adattandosi ai tempi, dal 1860 ad oggi continuano a detenere il potere.
Fu una guerra spietata che fece inorridire l’Europa (pur sapendo una minima parte del genocidio in atto), riporto i metodi del colonnello Gustavo Mazè de la Roche, egli portò in Puglia i metodi che aveva usato a Campobasso.
Arresti dei parenti fino al terzo grado dei briganti.
Naturalmente, niente prigionieri ma fucilazioni immediate giustificate così nei rapporti: “Siccome i prigionieri facevano il gesto di slegarsi chiamando in loro soccorso i banditi, i soldati hanno cominciato a ucciderli sbarazzandosi così di loro, essi hanno potuto malgrado il loro numero, trarsi d’impaccio”.
Diceva di se: “Nel distretto sono sindaco, giudice, comandante dei carabinieri, esercito, un’autorità quasi assoluta”.
Di questi criminali era pieno il meridione.
Più erano feroci e più venivano promossi, pertanto è dall’alto che arrivarono questi comandi.
D’altronde Cavour telegrafò ai comandi militari: “Non perdete tempo a fare i prigionieri”.
La stessa cosa telegrafò all’ammiraglio piemontese Persano, fucilare tutti i marinai che non avessero giurato al nuovo Re.
Per avere più mano libera e stroncare la resistenza meridionale, emanarono una legge speciale, la famigerata legge Pica, che rese il meridione sotto il controllo dei militari e diede una parvenza di legalità al genocidio in atto e la colonializzazione in stile africana del regno delle Due Sicilie.
In modi diversi continua tutt’ora.
L’epopea dei tre eroi, che la storia ufficiale li ha denigrati come banditi ma che quella del popolo li ha resi grandi ed eterni.
Oggi le popolazioni del Sud gli stanno riconoscendo il merito di combattenti per la libertà, e nel ricordo gli vengono intitolate strade e piazze, gli vengono dedicate canzoni, film e doc-film.
Nel paese Villa Castelli in provincia di Brindisi, dal 24 aprile 2010 c’è Via Pasquale Romano, Sergente Brigante con date di nascita e morte.
Nel paese di Cerreto Sannita è stata intitolata la piazza Santa Chiara è diventata Piazza Cosimo Giordano.
Il brigante più famoso del Matese.
Fu arrestato nel 1882 e morì nel carcere della Favignana nel 1888.
A Rio Nero c’è un museo privato sulla figura di Carmine Crocco Donatello.
Una targa ricorsa la casa di Carmine Crocco.
Digitare il nome di Carmine Crocco su Google compaiono 522.000 siti.
La squadra di Rio Nero ha per immagine il volto di Crocco.
Pontelandolfo: Status di città martire, deliberato dal comune.
La piazza intitolata a Concetta Biondi, l’adolescente vittima dell’eccidio.
Il sindaco di Vicenza, città del colonnello Negri a cui sono stati intitolati una scuola e una strada, ha chiesto scusa per l’eccidio perpetrato dal suo cittadino e ha intitolato una piazza cittadina a Pontelandolfo.
La lapide venne scoperta l’11 giugno 2016, alla presenza del sindaco di Pontelandolfo Gianfranco Rinaldi.
A Casalduni è stata intitolata una via ai martiri del 1861.
Il 14 agosto 2011, Giuliano Amato, presidente del Comitato dei garanti per la celebrazione dei 150 anni di unità, alla cerimonia di Pontelandolgo in ricordo dell’eccidio.
Disse che parlava anche a nome del presidente Giorgio Napolitano: “Anche per il capo dello Stato, Giorgio Napolitano vi chiedo scusa per quanto qui è successo e che è stato relegato ai margini dei libri di storia.”
L’eccidio era stato ordinato dal luogotenente del re, Enrico Cialdini.
Qui a Pontelandolfo, era già l’Italia; quelle truppe erano italiane.
Un esercito non si può comportare così nel proprio paese.
Un popolo si divide sul futuro, come sta accadendo oggi a quello italiano, proprio perché si è diviso sul passato, proprio perché non ha costruito una memoria condivisa sui paesaggi fondanti della propria storia.
Molte furono le pagine del Risorgimento ancora oscure; bisogna liberarsi da quelle maniche del passato, riconoscendo il ruolo che ebbe anche dal Sud nel Risorgimento ed ammettendo che il comportamento delle truppe sabaude e dello stesso neo-stato italiano fu il comportamento di truppe occupanti in un paese straniero.
Ho menzionato nuove toponomastiche riportate nel libro, ma c’è ne sono tante altre, il piccolo ruscello sta diventando un fiume in piena, la storia seppellita con il terrore e la morte, sta uscendo fuori come il vaso di Pandora, la consapevolezza del proprio passato rafforza l’identità di un popolo, questo gli permetterà di sciogliere le catene della schiavitù ilota e con la propria forza di emancipazione il mondo avrà di nuovo i colori della “libertà”  
La storia non fa sconti a nessuno.

La colonia sarda. 17-6-2019
Gli amici di Sassari mi avevano mandato un opuscolo sulla lotta dei pastori e mi hanno chiesto cosa ne pensassi e se volevo scrivere qualcosa.
Questo è quello che penso, ma non conoscendo a fondo il mondo sardo (conoscendolo solo dal carcere) sicuramente ci saranno nelle inesattezze.
Spero che possa essere d’aiuto.

La colonia sarda
La protesta dei pastori mi ha colpito perché non solo comprendevo che un lavoro faticoso e nobile veniva maltrattato dai “notabili” che controllano la produzione e calpestano dalla distribuzione che senza nessuna fatica guadagna più dei pastori, ma principalmente perché con qualunque sardo parlavo erano a favore dei pastori, dagli insegnanti a scuola, gli agenti, dottori, infermieri ecc.
Ho compreso che la maggioranza delle famiglie sarde hanno un parente o qualcuno che conoscono che fa il pastore, in più la pastorizia fa parte della cultura sarda.
Qualche anno addietro c’era qui Nicola che faceva il pastore, aveva pecore e capre (siccome se esco mi aprirò un allevamento di capre), parlavo con lui per imparare tutto quello che potevo sulle capre.
Mi diceva che in Sicilia il latte di capra i caseifici glielo pagavano o,60 al litro, il prezzo era troppo basso, ma siccome tutta la famiglia da generazione facevano questo mestiere, riuscivano a tirare avanti.
Tramite finanziamenti europei i nipoti avevano aperto un allevamento di capre in Piemonte perché il latte lo pagavano un euro al litro.
Ora mi chiedo perché in Piemonte pagano un euro al litro e nel Sud del paese molto di meno, come in Sardegna, c’è qualcosa che non quadra.
La Sardegna ha circa tre milioni di pecore; la metà di tutti gli ovini italiani e con circa 13 mila pastori, pertanto per il popolo sardo è un’economia importante, come lo è per il Pil italiano.
La produzione del latte offre una vasta produzione di formaggi pecorini esportati ovunque, anche negli Stati Uniti.
Sono tre i formaggi D.O.P.: il Fiore Sardo, il Pecorino Sardo ed il Pecorino Romano (prodotto per il 90% nell’isola).
Purtroppo alla fine della protesta si sono dovuti accontentare di o,72 euro al litro, mentre loro ne chiedevano un euro al litro.
La soluzione del problema e al suo interno, questi formaggi vengono fatti con latte sardo, bloccare la vendita ai caseifici si ferma tutto il comparto.
Farlo per poco tempo si è fatto il gioco dei “notabili” del settore, perché hanno svuotato i depositi, e quando si sono visti alle strette hanno alzato un po’ il prezzo.
Se continuavano sarebbero arrivati al prezzo che volevano, un euro senza iva.
Credo che il problema non riguardi soli questo comparto, ma tutta la regione, perché viene gestita come fosse una colonia di Roma; come lo era ai tempi dell’impero “una provincia romana”, l’intento era ed è quello di sfruttare e non aiutare a progredire.
Come le colonie africane erano rette da una minoranza che facevano i propri interessi e quelli dei colonialisti, così succede anche oggi ai sardi.
La Sardegna è trattata dallo Stato centrale come una colonia, pertanto è indirizzato “paternamente” da Roma.
I suoi politici si adeguano come fanno quelli delle regioni meridionali.
Gli interessi del popolo sardo sono subordinati all’economia settentrionale, tutto ciò che necessario per far progredire un popolo, gli è stato espropriato per farlo rimanere subordinato al carro del potere politico romano e a quello del potere economico settentrionale.
Un territorio senza la disponibilità dal credito non potrà mai fare progressi, perché chi detiene questa arma nelle mani la usa esclusivamente nel suo interesse.
Siccome le banche sono tutte in mano all’economia settentrionale altrettanto lo è il credito.
Anche se la Sardegna e messa un po’ meglio con il Pil pro capite nei confronti delle altre regioni meridionali, bisogna evidenziare che è sempre la metà di quello degli abitanti del Nord Italia, pertanto bisognerebbe fare un’attenta riflessione su quali siano le cause di questa enorme disparità.
Iniziamo col dire che quando non si è padroni a casa propria, non si può pensare di poter costruire un sistema che estenda il benessere equiparandolo ai popoli con i Pil più alti.
Il primo problema sono le banche, perché senza il controllo del credito e renderlo accessibile a tutti non si può sperare in qualche miracolo; anche perché i banchieri “stranieri” grazie non ne fanno, pensano solo a fare profitti sfruttando la popolazione locale.
Il secondo punto sono le infrastrutture, non ci sono quelle adeguate per uno sviluppo industriale e commerciale.
Ci vuole una buona rete di trasporti; dalle strade, ferrovie, linee aeree e anche vie marittime, purtroppo su questo punto è molto carente la regione.
Non ci sono collegamenti aerei con gli aeroporti più importanti d’Italia, bisogna andare a Roma e poi da lì prendere un altro aereo.
Collegamenti internazionali sotto zero, pertanto per venire in Sardegna diventa un problema.
Le stradi sono carenti pertanto i trasporti di qualsiasi impresa diventano un problema e con costi molto alti, di conseguenza i prodotti non possono competere neanche con le imprese del continente.
Le ferrovie, a parte qualche piccolo trenino per i passeggeri, non c’è una rete ferroviaria degno di questo nome.
Le vie marittime vanno un po’ meglio perché un’isola quale è la Sardegna deve averla.
L’industria è calata dal Nord Italia con tutti gli incentivi degli anni Sessanta – settanta, quando sono finiti gli incentivi, hanno chiuso lasciando cattedrali nel deserto e inquinamento, con la disoccupazione alle stelle.
Sono del parere che le industrie le devono sviluppare gli imprenditori del luogo, anche loro guardano al profitto, ma fanno parte della popolazione locale pertanto amano il loro territorio e la gente che la abitano.
Il comparto ovino dovrebbe organizzarsi per controllare anche la trasformazione del latte, in modo che non facciamo gli “schiavi” di questi signori che guadagnano milioni senza il loro sudore della fronte.
Questo anche in altri comparti, come il turismo che è controllato non da sardi, pertanto i guadagni prendono le strade del settentrione nelle loro banche, alla Sardegna lasciano le briciole, con coste cementificate e solo lavori stagionali.
L’unico settore in cui lo Stato è intervenuto è stato di creare un sistema penitenziario per deportare centinaia di meridionali, una sorta di isola penitenziaria.
Non conosco tutte le dinamiche della regione, pertanto potrei anche sbagliare qualche valutazione, conoscendo l’insieme attraverso i Tg, le letture e gli opuscoli.
Ma, su un punto ho una convinzione ferma e certo di non sbagliarmi, fino a quando la Sardegna non si scrollerà di dosso questo sistema coloniale che la tiene prigioniera, non potrà mai progredire, perché i colonialisti dell’Italia del Nord non permetteranno mai che vengano toccati i loro interessi.
Senza lotta il popolo sardo non avrà mai la sua libertà.
Oristano giugno 2019  De Feo Pasquale

Monastero Santa Chiara. 18-6-2019
Sono oltre dieci anni che ho una corrispondenza con le sorelle Clarisse Cappuccine del Monastero di Santa Chiara di Lagrimone (PR).
Non conosco i nomi delle suore e né tantomeno quella che mi scrive a nome di tutte.
Ieri mi è arrivata la loro lettera dove c’era uno scritto sulla scomparsa di Suor Maria Elisabetta (Teresa Dametto), era nata il 14 dicembre 1920 ad Asolo(TV), era diventata suore nel 1952 all’età di 32 anni e rimase nel monastero di Venezia fino al 1957, quando fu trasferita nel monastero di Ferrara.
Nel 1969 fu una delle sette fondatrici del monastero di Lagrimone, dove ci è rimasta per cinquant’anni fino al 25 maggio 2019.
Anche non conoscendola di persona, dispiace che una persona che viveva per donare il suo amore al prossimo, se ne sia andata, anche se 99 anni sono un’età ragguardevole.
Con tutto il cuore gli auguro tutto il meglio di quello che desiderava quando sarebbe arrivato questo momento.
Buon viaggio Suor Maria Elisabetta.

Oleandri. 19-6-2019
Ricordo quando andavo con la moto sull’autostrada, le piante che facevano da spartitraffico erano molto suggestive, ma spesso ricevevo certe frustate sul viso, anche perché non portavo il casco.
Era bello vedere la striscia di verde in mezzo all’autostrada, era un tocco di giardino in mezzo a cemento, asfalto e acciaio.
Oggi leggendo un quotidiano, ho trovato un articolo dove riportava che l’Anas li sta estirpando e lui sta sostituendo con muri di cemento.
Associazioni ambientaliste stanno protestando perché invece di incrementare piante li estirpano.
L’oleandro è una pianta che insieme alla lavanda assorbono più anidride carbonica, pertanto è un danno anche all’ambiente.
Tempo fa ho letto che la città di Parma sta costruendo intorno all’autostrada una cintura verde, per abbattere l’inquinamento dei veicoli che a centinaia passano tutti i giorni.
Al Nord piantano e al Sud le estirpano.
Perché?

Gli ascari… meridionali. 20-06-2019
Mi passano un articolo del Corriere della Sera, due pagine per la recensione di un libro di Carmine Pinto professore ordinario di Storia Contemporanea dell’Università di Salerno, nato a Padula in provincia di Palermo.
Il titolo del libro: “La guerra per il mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870”. Edizione Laterza.
Il Corriere della Sera da sempre risalto con tutta l’enfasi possibile quando trova un ascaro meridionale che porta la tesi del “meraviglioso risorgimento”, l’articolo riporta che a Pontelandolfo e Casalduni l’unico massacro è stato quello di quaranta militari italiani, eppure è da tutti riconosciuto che è stato un massacro contro gente inerme, persino l’ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato a nome anche del Presidente della Repubblica Napolitano, andò a Pontelandolfo e chiese scusa.
L’ha fatto persino il sindaco di Vicenza città di Gaetano Negri il carnefice che su ordine del macellaio Enrico Cialdini fece strage e incendiò il paese, intitolando una piazza ai martiri di Pontelandolfo.
Ho citato solo qualche esempio, ma c’è ne sono altri.

Riporto l’integrale discorso di Giuliano Amato:
Il 14 agosto 2011, Giuliano Amato, presidente del Comitato dei garanti per la celebrazione dei 150 anni di unità, alla cerimonia di Pontelandolfo in ricordo dell’eccidio.
Disse che parlava anche per il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, vi chiedo scusa per quanto qui è successo e che è stato relegato ai margini dei libri di storia.
L’eccidio era stato ordina nato dal luogotenente del re, Enrico Cialdini.
Qui a Pontelandolfo, era già Italia; quelle truppe erano italiane.
Un esercito non si può comportare così nel proprio paese.
Un popolo si divide sul futuro, come sta accadendo oggi a quello italiano, proprio perché si è diviso sul passato, proprio perché non ha costruito una memoria condivisa sui paesaggi fondanti della propria storia.
Molte furono le pagine del Risorgimento ancora oscure; bisogna liberarsi da quelle macchie del passato, riconoscendo il ruolo che ebbe anche il Sud nel Risorgimento ed ammettendo che il comportamento delle truppe sabaude e dello stesso neo-nato Stato italiano fu il comportamento di truppe occupanti in un paese straniero”.
Questi personaggi mirano alla troppa ignoranza che ancora oggi impera tra le popolazioni del meridione, hanno fatto di tutto per nascondere il genocidio commesso, oggi usano questi figuri(che forse saranno anche in buona fede)per portare avanti la favoletta risorgimentale, essendo che sta perdendo smalto, il tempo-città dell’economia che è a Milano e il Corriere della Sera che è il giornale dell’elite economica italiana, discendenti di arricchiti con il saccheggio e il sangue dei meridionali, fanno di tutto per difendere l’epopea menzognera che ancora oggi insegnano nelle scuole, affinché non emerga da dove deriva la loro ricchezza.
Ma, ormai non potranno più arrestare la verità, la storia di vendica sempre di chi scrive il proprio potere sul sangue che nel meridionale fu versato a fiumi, una repressione sanguinaria che serviva per occultare la grande razzia che stavano commettendo.

Il signor Carmine Pinto dovrebbe leggere questo manifesto dei patrioti napoletani nel 1863, così potrebbe riflettere prima di fare delle affermazioni farneticanti degne di un fanatico:
Questo manifesto fu affisso sui muri di Napoli dai patrioti Napoletani a rischio della vita ai sensi della famigerata Legge Pica, nell’occasione della visita del re savoiardo nei suoi nuovi domini

A RE VITTORIO EMANUELE OMAGGIO DE’ NAPOLETANI
Se calpestando ogni diritto, divino, ed umano, volontario ti cacciasti nelle lordure della rivoluzione, ed ora, trascinando dalla sua corrente, sei per la china a subirne la finale catastrofe; se, dopo l’assassinio de’ Sovrani, e dei popoli d’Italia, per cui hai steso la mano sacrilega sulla Casa di Dio, e suoi popoli traditi, riducendo il nostro sventurato paese a una squallida prigione di miseri, ti lusinghi, colle riviste militari, con i viaggi, e le procurate feste, illudere ancora i Napoletani, ed addormentarli nella dura servitù per puntellare il tuo usurpato, e cadente potere…t’inganni!!
Ad onta delle barbare leggi, dei vili satelliti, che ti circondano, e delle baionette, che supponi ti potessero difendere noi non siamo un popolo di schiavi; noi fra ceppi, ed il patibolo, franco ti parliamo, come si conviene ad un uomo, che si è messo fuori di ogni limite!
Dopo tre lunghi anni di calamità, e di dolorosa esperienza, l’illusione è svanita, l’inganno si dileguato, ed il tuo riapparire fra noi equivale a quello d’infausta cometa, apportatrice di nuove sventure, che le piaghe sanguinanti dell’infelice PATRIA NOSTRA rinnova!
Che dunque pretendi da noi? Le nostre sostanze? Le hai tutte rapite! La nostra proverbiale prosperità? Non vi è che lo squallore! La nostra gioventù per lanciarla in guerra fratricida?
E’tutta in armi per le campagne a pugnare contro la tua usurpazione! Le nostre acclamazioni?
Le avrai si da ottantamila prigionieri politici, da duecentomila famiglie, che hai ridotto alla mendicità; dal clero tutto incatenato, e proscritto; da dieci milioni di uomini insomma cui non hai lasciato, che l’ultimo anelito di vita, e questo ti maledice, ed impreca quale FLAGELLO DI DIO!
Credi forse di governare sulle nostre intestine discordie? Sappilo che seppur divisi in tutt’altro, siamo però tutti concorsi nell’ODIARTI, che tutti hai TRADITO, ed oppresso!
Che se a tal riguardo di brutalità e di barbarie sei giunto da non sentire il rimorso delle tue nefandezze, onde hai emulato, e vinto tutti i tiranni, tutti i grandi scellerati della storia, non ti lusingare però, che le feste ufficiali, che per te si fanno collo stremo dei sudori, e del sangue dei popoli, o imposte dal terrorismo dè tuoi spietati manigoldi, fossero contrassegno di simpatia, o pubblica gioia!
No, sono un prato fiorito nel quale si nascondono velenosi rettili!… Sono un’amara ironia, un solenne oltraggio, che gli stessi uomini del potere, per sordido profitto, o per coprire enormi frutti, fanno alla tua odiata persona!
Sappilo, l’Europa civile, la Diplomazia, il mondo intero hanno portato il loro severo giudizio sulle opere nefande del tuo infernale governo, e sulle nostre giuste querele!…
Poc’altro, e col nostro compiuto trionfo l’Italia sarà libera della tua importuna esistenza!!
Sappilo, non si conculca impunemente la giustizia, ne gli interessi, e la pace dei popoli!…
Dileguati dunque presto dal nostro sguardo, che questa classica terra, tanto da te straziata brucia sotto i tuoi passi, ti ributta ed abominio!
Dileguati , mentre noi anche una volta abbiamo la soddisfazione di ripetere lo storico grido:
VIVA L’AUTONOMIA E L’INDIPENDENZA DELLE DUE SICILIE
Napoli 9 novembre 1963

Di queste realtà c’è ne sono tante, solo chi pensa alla sua carriera e non alla sua Terra e la sua gente, può chiudere gli occhi e comportarsi da ascaro.
Qualcuno di buon cuore che vorrebbe fare arrivare questo mio scritto al Professore Carmine Pinto, lo ringrazio anticipatamente.

Il genio…Di Maio. 21-6-2019
C’è un agente che è fanatico del M5S, lui è convinto che faranno grande l’Italia, ci sarà giustizia sociale per tutti e manterranno tutte le promesse che hanno fatto.
Purtroppo per lui le stanno disattendendo tutte, tutte le proteste sociali che hanno cavalcato assicurando il loro appoggio incondizionato, hanno truffato i cittadini: no TAV, no tap, no navi, no trivelle, no muos, persino l’acqua pubblica con due referendum vinti, vi sono rimangiati tutto e la stanno privatizzando.
E tanti altri movimenti che dopo aver preso i loro voti gli hanno voltato le spalle.
L’agente in questione è convinto che Luigi Di Maio è un genio, ed è inutile discuterne perché non vuol sentire ragione su ogni punto, neanche sull’ultima che ha fatto, mi riferisco alla multinazionale Whirpool che vuole chiudere la fabbrica a Napoli.
Non so quante volte l’ho sentito nei notiziari che avrebbero fermato i finanziamenti se avrebbe chiuso la fabbrica.
Insomma ha raccontato un sacco di balle ogni volta che apriva la bocca, mancando di rispetto gli operai, alla città di Napoli e alla sua gente; il padre dovrebbe prenderlo per un orecchio e spiegargli che chi ha una responsabilità così grande come c’è l’ha lui, dovrebbe comportarsi seriamente e da uomo.
La multinazionale l’aveva informato come ministro del lavoro ad aprile che chiudevano la fabbrica, ha fatto scena muta perché c’erano le elezioni europee.
Avrebbe continuato se non l’avesse sbugiardato l’ex ministro Calenda e chiesto le sue dimissioni.
Quando si è trovato stretto in un angolo, ha ammesso la verità con i giornalisti, mentre il suo sottosegretario in Commissione diceva l’incontrario.
Credevano che governare era come fare l’opposizione su tutto, sindacare su tutto è molto facile perché non si hanno responsabilità, gestire il Paese è tutta un’altra cosa.
Altro che genio, questo sembra un truffaldino da quattro soldi.

Carcere Nuovo di Santa Maria Capua Vetere. 22-6-2019
In provincia di Caserta a Santa Maria Capua Vetere, circa vent’anni fa fu aperto un carcere nuovo, ricordo che mi trovavo nel carcere di Sulmona e mi raccontavano cose buone di questo carcere.
Nel tempo ho raccolto alcune voci non troppe belle, una puzza asfissiante per un’impresa la Stir che produceva compost al fianco del carcere.
Non c’era acqua potabile, neanche quelle poche volte che arrivava.
Non funzionava niente con un sistema dispotico.
Leggendo un quotidiano di Caserta, su un detenuto morto di infarto all’interno del carcere, nell’articolo apprendo che il carcere è stato costruito su una discarica negli anni Novanta (proprio gli anni delle  migliaia di tonnellate di rifiuti tossici arrivate dalle industrie del Nord e seppellite nelle discariche e dopo che queste furono sature, ogni posto andava bene), dove le zanzare ti mangiano vivo, dove non c’è mai l’acqua potabile, il carcere dei tumori, sono affermazioni del garante regionale Samuele Ciambriello, ma anche di Pietro Ioia attivista per i diritti dei carcerati attraverso l’associazione ex Detenuti Organizzati Napoletani (Ex Don).
Chissà quante migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e forse anche nucleari; il pentito Carmine Schiavone affermò che dalla Germania erano arrivate scorie nucleari, ma non sono state mai trovate, può darsi che siano interrate sotto il carcere.
L’associazione dei detenuti di Pietro Ioia e il garante regionale Samuele Ciambriello dovrebbero chiedere l’analisi con dei carotaggi per verificare se ci sono rifiuti tossici e scorie nucleari, così potranno rassicurare i detenuti e le loro famiglie sul rischio tumori, e nel caso si accerterebbe che ci fossero, chiederne la chiusura immediata.
Trovo stano che non ci pensano.
Mah!

CSM. 23-6-2019
Si è scoperchiata la pentola della casta della magistratura, è venuto fuori che il club dei giudici è una sorta di congrega politica, che pensavano al potere, alle carriere e ai loro affari.
In tutti questi anni non hanno fatto altro che voler dare una lezione morale a tutto il paese, dimenticandosi il passato al servizio del potere politico, sindacale, bancario confindustria e la chiesa, oggi avendo avuto il potere come una sorta di repubblica giudiziaria, hanno iniziato a comportarsi come un potere e si sono seduti al “tavolo” decidendo autonomamente.
Ho letto un’intervista dall’ex Presidente del Tribunale di bari Vito Savino, poi divenne presidente della Regione Puglia, in cui afferma che con questo sistema solo i mediocri fanno carriere nelle correnti e di conseguenza arrivano al CSM.
Per risolvere i problemi che affliggono la magistratura, bisognerebbe per prima cosa mettere la commissione della disciplinare al di fuori dell’ordine giudiziario e dal CSM.
Deve essere un organo esterno a giudicare i giudici.
LA seconda è di estrarre a sorte i magistrati per il CSM, però sempre al di fuori dell’ordine, una commissione esterna che redige un elenco di giudici meritevoli e poi si estrae a sorte.
Inoltre un giudice che entra in politica non deve più rientrare in magistratura, per una questione di garanzia.
Sulla separazione delle carriere crede che non risolverebbe tutti i problemi.
Penso anche io che una sola riforma non risolverebbe tutti i mali della magistratura.
Mi auguro che le riforme vengano fatte, in modo che finiscano tutti i soprusi e le prepotenze che con leggi speciali opprimono intere comunità, principalmente nel meridione.

Crisi climatica. 24-6-2019
Spesso certe notizie ti lasciano stupefatto perché non avrei mai pensato che una certa entità potesse essere così inquinante.
Il Pentagono il 55esimo paese più inquinante al mondo, tutti sappiamo che non è un Paese ma si tratta del Dipartimento della Difesa Usa.
Mediamente scarica nell’atmosfera 60 milioni di tonnellate di CO2, molto di più di tanti paesi europei.
Consuma circa 80 miliardi di barili di carburante.
Negli ultimi 15 anni ha emesso 1,2 miliardi di tonnellate di gas.
Gli Stati Uniti, producono effetto serra per due, questi dovrebbero stimolarli ad essere portabandiera della lotta all’inquinamento, invece si ritirano dalla lotta, pur essendo il paese più inquinante del mondo, e con il Pentagono diventano doppi.
Sarebbe ora che il mondo intero glielo faccia pesare con azioni che la mettano in difficoltà.

Cilento. 25-6-2019
Sono andato in permesso, siamo partiti alle cinque, verso l’una sono arrivato da mio padre, francamente credevo di trovarlo peggio, fisicamente si è ripreso bene, ha lasciato solo qualche strascico mentalmente, la mancanza di ossigeno al cervello ha pesato.
Comunque nell’insieme l’ho trovato bene.
Come faccio ogni volta, vado a trascorrere una ventina di minuti sul terrazzino, il panorama è stupendo, mi dà una carica che me la porto per un po’ di tempo.
Mio padre mi ha fatto trovare i funghi con i pomodori, li ho mangiati con gusto, una fetta di formaggio di capra, ho assaggiato un po’ di vino che fa mio padre (troppo forte), la frutta assortita e i dolci.
Ogni volta che vado nel Cilento a trovare mio padre, il luogo mi trasmette una serena emozione, mi fa stare bene, pertanto quello è il luogo dove finirò i miei giorni.
Un agente del carcere di Salerno mi ha detto: “C’è bello qua sopra, ma non ci vivrei perché per arrivarci è una faticata”.
Il bello sta proprio in questo, lontano dai centri della piana che mi hanno visto protagonista della cronaca, così nessuno può venirci, neanche per salutarmi.
E mi godrò la solitudine del luogo, l’aria pulita, cieli stellati, cibo genuino e principalmente ne ricaverò la tranquillità mentale e la pace dell’anima.
Mi auguro che il prossimo il magistrato me lo dia da libero.

Garante nazionale. 26-6-2019
Viene l’agente e mi dice: “De Feo, c’è il Garante per lei, ha chiesto espressamente di lei, ci vuole andare?”.
Ho risposto di si, mi dia il tempo di vestirmi.
Mi preparo velocemente e vado in saletta, trovo già buona parte della sezone, erano in tre, li saluto e mi vado a sedere.
Si alza la dottoressa Rossi, si avvicina e mi stende di nuovo la mano, sono la dottoressa Rossi, la persona a cui scrive, la saluto e la ringrazio per la visita.
Iniziamo a parlarci esponendoci le problematiche del carcere, del direttore e dell’Ufficio di Sorveglianza, ci risponde che è a conoscenza della situazione.
Siccome vogliono parlare un po’ tutti, riesco solo a parlare dei colloqui via Skype, mi risponde che non possono fare niente perché la circolare ministeriale stabilisce che è solo per i comuni.
Gli spiegano un po’ di disfunzioni e riesco a dirle un altro paio di cose, tra cui che le domandine non funzionano e che anche se sulla carta siamo C/R (Casa di Reclusione) la mentalità è da C/C(Casa Circondariale), pertanto la direzione deve cambiare mentalità.
Ci siamo salutati e ha detto che andava a parlare con il direttore.
Dubito che otterrà qualcosa, perché il direttore non vuole sentire ragione, essendo abituato al carcere vecchio, dove le limitazioni erano estreme; raccontatemi dai reclusi che provenivano dal carcere vecchio.
Eppure basterebbero poche cose per farlo diventare un carcere modello, non comprendo perché il direttore preferisce che il carcere abbia una nomea cattiva e non quella di un carcere illuminato, con un direttore progressista.
Mistero!

Canapa. 27-6-2019
Attraverso scavi archeologici, con le analisi dei reperti di tombe di 2500 anni fa, è stato scoperto che i cinesi fumavano canapa già 25 secoli fa, in più avevano selezionato nel tempo piantine con un principio attivo molto elevato.
Era già nota che veniva coltivata 4000 a.c. per ricavarne tutto ciò che si può estrarre dalla canapa; da questa pianta non si butta niente, come il maiale.
Dalle analisi fatte, dimostra che nel 500 a.c. le popolazioni cinesi conoscevano la proprietà psicotiche e dalle regioni interne della Cina, si sono diffuse in tutto il mondo.
Credo che il passato ha tanto ancora sa svelarci.

Carmelo Musumeci. 28-6-2019
Oggi mi ha scritto Carmelo, molto contento della sentenza della Corte Europea, mi ha mandato anche lo scritto che ha redatto per il mio sito e quello della voce degli ergastolani, molto bello; ancora devo mandare un mio scritto nel sito della voce degli ergastolani, si vede che non sono più produttivo come prima.
Avevo già pensato a quello che mi ha scritto, devo sempre continuare a lottare, perché la ragnatela delle norme non ha mai fine, dipende dal magistrato.
Concordo pienamente l’affermazione che è stata una lotta sociale, e dobbiamo ringraziare a tante persone che hanno contribuito a farla conoscere, da Papa Francesco a Umberto Veronesi, da Marco Pannella ad Agnese Moro, da Don Benzi a Don Andrea Gallo e tanti altri, ci hanno aiutato a far conoscere questa pena spietata e crudele a tanta gente, ringraziando anche i giornalisti che ci hanno dato voce e ai volontari che ci hanno aiutato per la petizione raccogliendo le firme per l’abolizione dell’ergastolo.
Ha fatto un’ottima cosa Carmelo nel redare lo scritto che mi ha mandato, non dobbiamo dimenticare che ci ha aiutato, e giustamente lui lascia un pensiero per tutti gli ergastolani e la felicità che un giorno anche loro potranno tornare a casa con questa sentenza.
Dal buio dell’oscurità alla luce della speranza, è una resurrezione!

Carbone. 29-6-2019
In Germania cinquemila attivisti hanno dato l’assalto alla miniera di carbone più grande della Germania, aperta da circa cinquant’anni ed è la fonte di inquinamento maggiore dell’Europa intera.
Si trova a Garzweiler, in Nordreno-Vestfalia, la gigantesca area misura 66 chilometri quadrati, la proprietà è della Rheinusch Westfalisches ELekrizitàtswerk, il colosso energico è conosciuto con la sigla Rwe, in questa miniera ha profitti milionari.
La polizia ha cercato di fermarli in tutti i modi, ma non ci sono riusciti.
I ragazzi hanno bloccato anche i vagoni di carbone per la centrale che li aspettava, sono riusciti a sopperire al mancato rifornimento con gli immensi depositi in giacenza.
La Germania ha stabilito l’uscita dal carbone ne 2038, mentre i ragazzi dicono che i problemi climatici sono ora e non nel futuro, perciò la miniera va chiusa subito e il governo deve agire immediatamente.
LA Rwe non si accontenta della miniera attuale, voleva ingrandirla e per farlo doveva disboscare un bosco ed eliminare alcuni borghi nelle vicinanze.
Nonostante tutti i venerdì c’è il Friday for Future a cui partecipano centinaia di migliaia di ragazzi tedeschi, dove chiedono di provvedere ora e fermare il cambiamento climatico, in Germania c’è questa miniera che immette milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera.
Tutti sono consapevoli che bisogna fare qualcosa; a parte quel demente di Trump.
Ma si continua a privilegiare l’interesse minerario, industriale e le multinazionali del petrolio e gas.

16 trilioni di euro. 30-6-2019
Il popolo italiano è ritenuto il più risparmiatore del mondo, perché ha il più grande risparmio del pianeta, equivalente a 16 trilioni di euro, pertanto garantisce ampiamente il debito pubblico che è di 2300 miliardi di euro.
Senza dimenticare l’immenso patrimonio artistico monumentale-culturale e storico-paesaggistico che è stimato circa il 60% del patrimonio mondiale che fa dell’Italia la Nazione più ricca del mondo.
Ogni anno il debito aumenta perché la spesa pubblica supera le entrate dello Stato, non si contiene la spesa e viene difesa a spada tratta da politici e sindacati perché non vogliono rinunciare a privilegi, poltrone, intrallazzi ed interessi inconfessabili che come una ragnatela collegano: parenti, amici, parenti degli amici ed amici dei parenti ecc.
Quello che trapela poco quando fanno i dibattiti politici su questo tema, e che il debito pubblico è scoppiato degli ultimi 20-30 anni di malgoverno, dove lo spreco, la corruzione ed il malaffare hanno fatto a gara per assaltare e depredare senza ritegno, la diligenza d’Italia.
Questo punto deve portarci a riflettere, i media cercano in tutti i modi di non farcelo fare.
Tutto è iniziato con tangentopoli e la lotta alla mafia nel 1992, da quel momento, mentre i media attizzavano una propaganda contro i politici della vecchia Repubblica e la lotta alla mafia: “Si sono mangiati il paese”.
Non bisogna solo contare il debito pubblico che hanno triplicato; da 700 miliardi del 1992 l’hanno portato a 2300 miliardi del 2019, pertanto 1600 miliardi in più, ma sono spariti anche gli 800 miliardi dell’Iri (tanto valeva l’Iri) senza dimenticare le frequenze dei telefonini, le frequenze televisive e altre cose che non ricordo.
Messo insieme è sparita una cifra enorme, altro che mafia o tangentopoli.
La cortina fumogena della repressione ha consentito di sottrarre alla popolazione italiana, da parte di qualche migliaio di individui, decine di centinaia di miliardi che sono diventati debiti per ogni singolo cittadino.
Quando parlano di mafia, questa è mafia ad alto livello, mafia istituzionale, mafia di Stato, mafia di ogni tipo e forma, ma principalmente: “Mafia risorgimentale coloniale”, perché chi ne ha pagato le pene maggiori sono stati e lo sono ancora, i meridionali, come sempre.
Sia in termini economici che in repressione con la mostrificazione di intere comunità.
Mentre la propaganda tirava fuori gli istinti primordiali della gente, alimentava l’odio in tutte le salse con la scusa della lotta alla mafia, il potere (quello vero) prima ha destabilizzato per questo ladrocinio, e poi ha distorto l’attenzione dell’opinione pubblica stabilizzando con una feroce repressione con arresti di massa, processi a livello industriale e crudeltà nelle carceri.
Tutto ciò passerà alla storia ma verrà occultato, come è successo ad un altro grande saccheggio commesso dal 1860 al 1870, con la scusa della lotta al brigantaggio, razziarono tutte le ricchezze del meridione con la scusa dell’unità d’Italia; un risorgimento che ancora oggi i meridionali ne pagano le conseguenze.