Torna a scrivere Carmelo Musumeci alla nuova Ministra della Giustizia, e lo fa perchè Paola Severino si è vantata che il nostro è un Paese “in prima linea nella campagna contro la pena di morte”. Davvero encomiabile, però esiste quello che lo stesso Carmelo chiama la “Pena di Morte Viva”, il carcere a vita, quello che davvero ti fa morire in galera: l’ergastolo ostativo a ogni beneficio, che equivale ad una pena davvero perpetua, che il codice francese riteneva, oltre 200 anni fa, peggiore della pena capitale. Anche Carmelo- e molti altri- la pensano come lui: in fondo che ha senso ha tenere in vita una persona aspettando che muoia? E il famoso art. 27 Cost. (Le pene devono tendere alla rieducazione del condanato)? Quante volte l’abbiamo disatteso? E rieduchiamo una persona per la tomba?  Ecco perchè oggi un Ministro non può dire che il nostro sia un “paese da sempre attento alla tutela  dei diritti della persona”.

Signora Ministra,  mi tagli la testa

 

Sarà pure un governo tecnico, ma il nuovo Ministro della Giustizia ha imparato presto a parlare politichese:

                         “L’Italia è in prima linea nella campagna contro la pena di morte. Lo ha detto il Ministro della Giustizia, Paola Severino, nel saluto rivolto in apertura del sesto Congresso internazionale dei ministri della Giustizia “Dalla moratoria all’abolizione della pena capitale”, organizzato oggi a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio. Quello della battaglia contro la pena di morte, ha ricordato il ministro, è untema caro all’Italia, paese da sempre attento alla tutela  dei diritti della persona” e l’applicazione della pena capitale “non dà nessuna garanzia di sicurezza”.  (Fonte: Adnkronos, 29 novembre 2011)

 

Ci vuole certo un bel coraggio a dichiarare che l’Italia è contro la pena di morte quando nel suo paese esiste la “Pena di Morte Viva” che è molto più disumana di quella di  morte.

Signora Ministra, non me ne voglia se mi permetto di ricordarle che lo scrittore e politico Benjamin Constant (Losanna 1767- Parigi 1830) arrivò a giustificare la pena di morte, ma non la pena perpetua, nel quale vide “un ritorno alle più rozze epoche, un consacrare la schiavitù, un degradare l’umana condizione”.

Fu tale nella Francia rivoluzionaria l’orrore di murare vivo un uomo per tutta la vita senza la compassione cristiana di ammazzarlo che l’Assemblea Costituente, mentre mantenne la pena capitale, vietò le pene perpetue.

E fu così che nel codice penale del 28 settembre del 1791 la pena più grave dopo la morte fu la pena di ventiquattro anni di detenzione.

Signora Ministra, molti uomini ombra, come sono chiamati dagli altri detenuti gli ergastolani ostativi a qualsiasi beneficio penitenziario, preferirebbero la ghigliottina che essere murati vivi fino all’ultimo  dei propri giorni.

 Signora Ministra, Lei non può immaginare cosa vuol dire  essere vivi,  ma dichiarati morti dallo Stato, dalle leggi e dalla Società.

E mi creda, l’ergastolo ostativo è una pena bestiale, perché molto più lunga, dura e inumana di quella di morte.

Signora Ministra, l’ergastolo ostativo senza nessuna possibilità di uscita è un inferno ancora più brutto dell’inferno perché quello dell’aldilà lo sconti da morto, ma questo lo sconti da vivo.

La nostra vita è già tanto difficile,  non ci faccia sentire dichiarazioni  a proposito della pena di morte:  “tema caro all’Italia, paese da sempre attento alla tutela  dei diritti della persona”.

E adesso la lascio con una preghiera di Luigi Settembrini, (Napoli 1813- 1876), letterato e patriota italiano condannato dell’ergastolo:

 

O Dio Padre

Fammi la grazia della morte

Giacché gli uomini

Per tormentarmi

Mi hanno fatto la grazia della vita.

 

Le auguro Buon Natale con la speranza che lei mi auguri una buona morte.

 

Carmelo Musumeci

Carcere Spoleto, dicembre 2011